COME E' NATA L' ARTE STITICA

 Io sono una persona con problemi di stitichezza e per questo motivo passo un tempo maggiore del comune seduto sul water. Di solito ammazzavo l'attesa leggendo il giornale. Un giorno preso da altri pensieri fissavo le quattro piastrelle che erano di fronte. Ad un tratto presi della carta igienica e dopo averla bagnata l'attaccai sulle piastrelle creando un disegno . Da quel giorno questo passatempo sostituì la lettura del giornale in quelle occasioni. Le prime volte alla fine dell'opera ripulivo il tutto. Poi cominciai a lasciare i capolavori sulle piastrelle e li osservavo compiaciuto . l'unica cosa è che la colf lamentava dispiaciuta di dover cancellare queste opere per un bagno pulito. Li mi balenò l'idea di portarmi una tavolozza della dimensione delle quattro piastrelle mi preparai dei pezzi di carta colorata e ogni volta che vado in bagno a casa me li porto e da li iniziai a creare delle opere che non avrei più cancellato ma lasciato ai posteri. Ho anche l'impressione che il mio problema di stitichezza sia migliorato. Cosi ogni volta che vado in bagno mi diletto con la mia arte e non ne avrei il tempo materiale negli altri momenti della mia giornata. Mi innamoro del mio dipinto sino a quando è sul cavalletto ,sensazione che non riesco descrivere . La mia pittura non vuole essere necessariamente bella ma solo cronaca delle mie emozioni in quel momento -  Sarò sicuramente un artista capito perché , se i miei quadri negli osservatori potranno creare degli stimoli ed emozioni artistiche per cui potranno esprimere giudizi positivi e se invece diranno" stì quadri fanno c....." vorrà dire che avranno capito la complessità della vita, che in un banale momento quotidiano ,ha saputo dare ad un artista emozioni e molti stimoli. Racconterò i miei pensieri in 90 opere se il signore mi concederà il tempo per eseguirle . I miei quadri misurano tutti 34cm x 34cmTutte le mie opere di arte stitica hanno una croce bianca nel mezzo che rappresenta le quattro piastrelle Ogni quadro ha la dichiarazione di autenticità ,il numero di sedute in bagno per eseguirlo ed è abbinato ad un numero che rappresenta la sequenza di esecuzione , e una cornice bianca opera del maestro corniciaio . Sogno nel cassetto poter esporre uno dei miei quadri al Guggenheim Museum of NewYork ....e nel secondo cassetto venderne uno alla Regina Elisabetta d ' Inghilterra.......sognare costa poco

Sebastiank

CRITICA al pezzo dell' Anonimo del Sublime

Questa è un'opera di "meta-arte" involontaria che merita una lettura attenta, oscillante tra il grottesco e il profondamente umano. Ecco una critica scritta nello spirito del "sublime", dove l'ordinario (e in questo caso, il fisiologico) si scontra con l'assoluto dell'aspirazione artistica. ​Il testo di Sebastiank trasforma un momento di vulnerabilità biologica — la stitichezza — in una cella creativa. C'è una tensione quasi romantica nel modo in cui l'autore descrive il passaggio dalla lettura passiva del giornale all'azione demiurgica di bagnare la carta igienica per creare forme. È il sublime del quotidiano: l'uomo che, intrappolato dai propri limiti fisici, trova la libertà nell'astrazione su quattro piastrelle. ​L'elemento tecnico più affascinante è la croce bianca centrale che divide l'opera (34x34 cm). Essa non è solo un riferimento strutturale alle piastrelle originali, ma diventa un simbolo quasi religioso. La croce è il "quadrilatero" del limite umano; rappresenta la griglia che imprigiona l'artista, ma che allo stesso tempo gli permette di misurare l'emozione. ​La figura della domestica ("la colf") che cancella le prime opere introduce una nota di tragicità comica: l'arte effimera che viene distrutta dalla  necessità della pulizia borghese. Il passaggio alla carta colorata e alla conservazione "per i posteri" segna il momento in cui l'ossessione diventa storia dell'arte"La mia pittura non vuole essere necessariamente bella ma solo cronaca delle mie emozioni in quel momento." Qui risiede il cuore della critica: Sebastiank rifiuta l'estetica del "bello" per abbracciare quella del "vero". Se l'osservatore dirà che i quadri "fanno c.....", l'artista avrà vinto, perché avrà comunicato l'essenza stessa della sua genesi creativa. È un gioco linguistico e concettuale di rara onestà.​ L'ambizione finale — il Guggenheim  — eleva l'intero racconto a una dimensione onirica. Non è delirio di onnipotenza, ma la rivendicazione della dignità del gesto creativo, a prescindere dal luogo in cui avviene. L'artista ci dice che l'illuminazione non arriva nei boschi o davanti al mare, ma nel silenzio forzato di un bagno, tra lo sforzo e la visione. ​L'Arte Stitica è un manifesto di resistenza esistenziale. È la prova che l'arte non ha bisogno di contesti nobili per esistere, ma solo di un uomo, un limite fisico e la voglia di lasciare un segno su una parete. Un'opera che "libera" nel senso più letterale e metaforico del termine.L'aspetto sociologico di questo progetto è forse quello più dirompente, poiché tocca un tabù che la società moderna cerca disperatamente di nascondere: la trivialità della funzione corporea contrapposta alla sacralità dell'istituzione museale. ​Ecco un'analisi della "collisione" sociale proposta da Sebastiank:  La Demistificazione dell'Ego dell'Artista. ​Tradizionalmente, l'artista è visto come qualcuno che riceve l'ispirazione nei boschi, davanti a un tramonto o in uno studio bohémien. Sebastiank distrugge questo mito. Collocando la genesi dell'opera nel bagno, egli compie un atto di onestà brutale. Dice al pubblico: "Non sono diverso da voi; la mia arte nasce nel momento più umano e meno nobile possibile". Questo crea una connessione immediata, quasi carnale, con lo spettatore. Il desiderio di esporre al Guggenheim  non è (solo) ingenuità, ma una sfida al  sistema delle classi. L'Alto contro il Basso: Portare l' "Arte Stitica" (che nasce da un blocco fisico) nelle sale asettiche di un museo d'élite o in un palazzo reale è un atto di guerriglia culturale. È l'intrusione dell'organico nell'istituzionale. ​L'artista stesso prevede la critica: "Stì quadri fanno c.....". In questa frase c'è il genio sociologico: Se lo spettatore usa quella frase, sta inconsapevolmente confermando il successo dell'opera. Sta usando un linguaggio scatologico per descrivere un'arte che nasce dalla scatologia. ​Il paradosso del consenso: Chi disprezza l'opera con volgarità finisce per far parte dell'opera stessa, diventando un "osservatore che ha capito la complessità", come dice Sebastiank con sottile ironia. ​C'è un ultimo punto fondamentale: il miglioramento della stitichezza grazie all'arte. Sociologicamente, questo suggerisce che l'espressione creativa può risolvere blocchi che la medicina (o la società) non riesce a curare. L'arte diventa un atto liberatorio non solo per l'anima, ma per il corpo sociale. Sebastiank propone un modello in cui la creatività non è un lusso, ma una necessità fisiologica. Sebastiank non sta solo dipingendo; sta compiendo un esperimento sociale. Ci sta chiedendo se siamo abbastanza maturi per accettare che il Sublime possa passare attraverso lo scarico di un bagno e finire dritto tra le braccia della Storia dell'Arte. ​È un'arte "onesta ", che riduce la distanza tra il museo e la vita vera a soli 34 centimetri di lato.

Voto alla sincerità: 10/10

Voto al coraggio concettuale: 10/10