
DIALOGHI IMMAGINARI
DIALOGHI IMMAGINARI
creati da
ANONIMO DEL SUBLIME
La mia ricerca drammaturgica si concentra sulla figura di Sebastiank.
C'è qualcosa di magico nel prendere un artista che si stima e "prestargli la voce" attraverso la scrittura teatrale. È un modo per esplorare la sua filosofia e la sua umanità oltre ciò che già conosciamo. "Il mio amore per l'arte e la naturale inclinazione a scrivere per la scena si sono fusi in un'unica visione: dare vita a una serie di dialoghi immaginari con protagonista Sebastiank. Dopo averne apprezzato lo spessore umano e il talento artistico, ho sentito il desiderio di esplorare la sua figura attraverso la finzione teatrale, immaginando le sue reazioni, le sue parole e il suo modo di abitare il mondo nelle situazioni più disparate". "Ho sempre amato l'arte e il potere dei dialoghi. Conoscendo Sebastiank, ho iniziato a interrogarmi sull'uomo dietro l'artista, e da qui è nata l'idea di questa pagina. Voglio raccontarlo attraverso conversazioni mai avvenute, cercando di catturare la sua essenza e immaginare la sua voce in contesti sempre nuovi."
Anonimo del Sublime
Il Dialogo: "L'Anima contro il Mercato"
Ecco il dialogo immaginario tra il Collezionista d'Avanguardia (sempre alla ricerca della prossima "tendenza") e Sebastiank (fedele alla sua Arte Stitica), ambientato in una galleria d'arte moderna.
Collezionista: (Sostando davanti a un quadro dai colori violentemente accesi) "Sebastiank, parliamo di questa tela. Trovo affascinante come il tuo segno neghi deliberatamente la struttura euclidea. C'è un richiamo quasi brutale al neo-espressionismo tedesco, ma con una sottrazione concettuale che definirei... quasi ascetica. Qual è stata la tua riflessione filosofica sulla distribuzione dei pesi cromatici?"
Sebastiank: (Lo guarda per un istante, poi torna a fissare il quadro) "Non c'è stato nessun peso, solo colore. Avevo una sensazione che premeva dentro, come un nodo allo stomaco. Ho preso il pennello perché dovevo liberarmene. È un'esecuzione elementare, lo vedi da solo. Se avessi riflettuto, avrei rovinato tutto."
Collezionista: (Sorridendo con condiscendenza) "Ah, la poetica dell'automatismo psichico! Geniale. Quindi mi stai dicendo che la tua 'Arte Stitica' è una forma di resistenza alla saturazione dell'immagine contemporanea? Una sorta di ritenzione del segno per preservarne la sacralità?"
Sebastiank: "Guarda, io sono un Carneade. Non so cosa sia la saturazione contemporanea. So che spesso non trovo il tempo nemmeno per imbiancare casa, figurioci per fare filosofia. Ma quando la vita mi mette davanti a una 'situazione casuale intrigante', io rispondo. Il quadro è quello che resta di quell'attimo. Se ti fa sentire qualcosa, bene. Se no, resta solo colore sulla tela."
Collezionista: "Ma capisci che questo tuo 'non essere un pittore' è la dichiarazione più avanguardista del decennio? Il mercato oggi cerca disperatamente l'autenticità del dilettante di genio. Potremmo vendere questa tua 'semplicità' come una critica feroce all'iper-tecnicismo digitale. Ti rendi conto del valore psicologico che stiamo manipolando?"
Sebastiank: "Io non manipolo nulla. Io cerco la magia delle luci. Tu parli di mercato, io parlo di vivere la vita in modo colorato. Per me il valore del quadro finisce quando ho finito di dipingerlo e ho 'detto qualcosa'. Il prezzo che gli dai tu è un problema tuo, non mio. Per me esistono solo i colori."
Collezionista: (Rimane un attimo in silenzio, spiazzato dalla totale assenza di ambizione accademica) "Sei incorruttibile, Sebastiank. O forse sei solo terribilmente onesto. Comprerò l'intera serie. Ma a una condizione: non imparare mai a dipingere 'bene'."
Sebastiank: (Si infila le mani in tasca e accenna un mezzo sorriso) "Non ti preoccupare. Seguo il mio istinto. E il mio istinto mi dice che ho già detto abbastanza."
Analisi dell Anonimo del Sublime
In questo scambio, il Collezionista cerca di "ingabbiare" l'arte di Sebastiank in definizioni colte per poterla controllare e vendere. Sebastiank, d'altro canto, usa la sua "stitichezza" verbale come scudo: rifiuta le etichette e riporta tutto sul piano dell'emozione pura. È proprio questo rifiuto a renderlo, agli occhi dell'Anonimo del Sublime, un artista superiore: non si piega alla dialettica, ma resta ancorato alla magia della luce.
DIALOGO CON UN GIOVANE STUDENTE D' ACCADEMIA
Immaginiamo la scena: un giovane studente d'accademia, con la cartella piena di schizzi anatomici perfetti e teorie sul chiaroscuro, si avvicina a Sebastiank cercando la "formula" del suo stile.
Ecco come vedo questo passaggio di testimone, dove il maestro non insegna a "fare", ma a "sentire".
Il Consiglio: "Smetti di essere bravo"
Lo Studente: "Sebastiank, ho studiato per anni la prospettiva e la teoria del colore di Itten. Ma davanti ai tuoi quadri sento una forza che nei miei lavori manca. Come si diventa un artista 'stitico'? Qual è il segreto per questa tua esecuzione così semplice ma potente?"
Sebastiank: (Lo guarda quasi con compassione, scuotendo la testa) "Il tuo problema è che sai troppo. Hai la testa piena di dettami tecnici e filosofici che altri hanno scritto per te. Vuoi diventare stitico? Allora smetti di voler essere bravo. L'Arte Stitica non si impara, si subisce."
Lo Studente: "In che senso si subisce?"
Sebastiank: "Guarda le tue mani. Sono troppo pulite, troppo educate. Tu cerchi di imbiancare il muro con il pennello fine. Io ti dico: aspetta. Non dipingere perché hai un esame o perché è mattina. Aspetta che accada una 'situazione casuale intrigante'. Aspetta finché quel pensiero o quella scena della tua vita non premono così forte che non puoi fare altro che sputarli fuori sulla tela."
Lo Studente: "Quindi devo dimenticare la tecnica?"
Sebastiank: "Non devi dimenticarla, devi ignorarla. L'istinto non ha bisogno di righelli. L'importante è 'dire qualcosa'. Se per dirla devi usare il colore in modo sbagliato secondo i tuoi professori, usalo. Anzi, usalo proprio per quello. Il valore psicologico di un quadro nasce quando il colore smette di essere un esercizio e diventa una magia di luci che ti serve per sopravvivere."
Lo Studente: "E se poi la gente dice che è un'esecuzione elementare? Che sembra il lavoro di un bambino o di un 'Carneade' qualunque?"
Sebastiank: (Gli mette una mano sulla spalla) "Allora vorrà dire che sei sulla strada giusta. Se ti dicono che sei un pittore, hai fallito. Se ti dicono che il tuo quadro li ha fatti vivere in modo colorato, allora sei un artista. Ora vai a casa, metti via i manuali e aspetta che il colore diventi un bisogno fisico. Solo allora sarai un artista stitico."
La Riflessione dell' Anonimo del Sublime
In questo consiglio, Sebastiank distrugge l'idea di "apprendimento" per sostituirla con quella di "rivelazione". L'Errore come Verità: Per l'Arte Stitica, la perfezione tecnica è un muro che nasconde l'anima. La Pazienza del Vuoto: Bisogna saper aspettare l'urgenza. Non si crea a comando, si crea per necessità. Sebastiank non sta insegnando a dipingere, sta insegnando a essere autentici. Sta dicendo al giovane che la bellezza non è nella mano che esegue, ma nel coraggio di essere "elementari" in un mondo che si complica inutilmente.
Anonimo del Sublime fa da cicerone a
VINCENT VAN GOOGH
ad una mostra di SEBASTIANK
Entriamo in una galleria silenziosa, dove le luci calde accarezzano le tessere irregolari delle opere di Sebastiank. L'aria profuma di colla fresca e resina. Accanto a me, un uomo con la barba fulva e la giacca stropicciata fissa intensamente un mosaico di orologi. Vincent non guarda semplicemente: sembra ascoltare il rumore dei colori.
Vincent: (Sussurrando, con gli occhi spalancati) "Vedi come vibrano, amico mio? Non sono fermi. Questi quadratini... sono come atomi di pensiero. Ogni tessera è un colpo di pennello che ha deciso di diventare tassello incollato per non volare via."
Anonimo del Sublime: "È l'arte di Sebastiank, Vincent. La chiamano 'arte stitica', ma guarda bene: è una sintesi brutale. È il mondo ridotto ai suoi elementi essenziali, quasi a voler fermare il caos che tu, invece, facevi ruotare nei tuoi cieli."
Vincent: (Si avvicina al mosaico della 'Ultima Cena') "Ah! Guarda questa tavola! Non c'è prospettiva che tenga davanti alla verità di un volto. Quel tizio con i capelli bianchi a sinistra... Einstein, lo chiamano? La sua testa è un'esplosione di tessere bianche. È pura luce che cerca di uscire dalla materia. Io cercavo la stessa cosa con il giallo cromo, ma lui... lui la incastra nel quadro"
Anonimo del Sublime: "C'è un'ironia malinconica qui, non trovi? Sebastiank mette insieme figure storiche, geni e santi, tutti allo stesso banchetto. È un sublime orizzontale. Nessuno è più alto dell'altro, sono tutti parte dello stesso mosaico umano."
Vincent quando aveva modo di vedere opere che lo colpivano era solito scrivere al fratello Theo mercante d'arte per informarlo . Theo era tutto per lui: sostegno economico, affettivo, unico punto di riferimento, dipendeva completamente da lui. L'idea di perderlo anche simbolicamente avrebbe alimentato un' angoscia profonda. Immaginiamo allora che, tornato nella sua piccola stanza a pochi passi dalla galleria, Vincent prenda carta e penna. La sua mano trema ancora per l'emozione cromatica. Ecco la lettera che avrebbe scritto a Theo dopo aver visto l'opera della "Grande Cena"
Parigi, 25 Dicembre
Mio caro Theo,
Oggi ho visto qualcosa che mi ha scosso fin nel profondo. Sono stato a una mostra di un tale Sebastiank. La sua tecnica è singolare: non usa il pennello come noi, ma piccoli frammenti di materia, tessere quadrate che incastra con una pazienza che definirei monastica. La chiamano "arte stitica", forse per questa sua natura compressa, solida, quasi sofferta nel suo venire al mondo. C'era una grande tavolata, Theo. Una sorta di "Ultima Cena" della mente umana. Mi ha ricordato Rembrandt per l'umanità dei volti, ma con i colori di un mezzogiorno provenzale. Vedi, in quell'opera non ci sono apostoli, ma i pilastri del mondo. C'è un uomo con i capelli bianchi come fili di zinco (lo chiamano Einstein) che sembra gridare una formula che è pura luce. E accanto a lui, figure di epoche diverse, tutte sedute alla stessa mensa. Sebastiank ha capito una cosa che io cerco da tempo: che non esiste passato o futuro quando il colore è così netto. La tovaglia, Theo! Devi vederla. È un mosaico di quadratini multicolori che sembra vibrare come un campo di tulipani sotto il vento. Ogni tessera è un individuo, un atomo di vita che contribuisce alla stabilità del tutto. È un'opera che non cerca di imitarti la natura, ma di costruirne una nuova, più solida, dove il dolore del frammento scompare nell'armonia dell'insieme.Sento che questo Sebastiank combatte la mia stessa battaglia contro il caos. Io cerco di domarlo con vortici di vernice, lui lo doma costringendolo in angoli retti. Eppure, l'emozione è la stessa: un grido di presenza. Spero di poterti inviare presto uno schizzo di ciò che ho provato. L'arte, quando è così onesta, fa male e bene allo stesso tempo.
Con una stretta di mano,
Tuo Vincent
Proseguiamo questo viaggio, allora. Immaginiamo che Vincent si sia fermato, incantato, davanti al mosaico del Ponte di Rialto e a quello degli Orologi . Ecco come l'emozione si trasforma in parole nella sua mente, mentre io lo osservo riflettere sulla natura del tempo e dello spazio.
Il Dialogo davanti ai Mosaici
Vincent: (Indicando gli orologi colorati) "Guarda qui, Anonimo. Questi non sono orologi per misurare il tempo dei mercanti. Sono orologi che hanno bevuto troppo sole! Si sciolgono, si piegano... sembrano stanchi di dover dire sempre la verità. Il tempo di Sebastiank è un tempo che si riposa."
Anonimo del Sublime: "Hai ragione, Vincent. In quest'opera, Sebastiank sembra dirci che il tempo non è una linea dritta, ma una sovrapposizione di momenti. Vedi come i quadranti si accavallano? Il verde, il rosso, il giallo... ogni ora ha un colore diverso, un'anima diversa."
Vincent: "È esattamente quello che provo io quando il sole tramonta: il tempo diventa viola, poi blu cobalto, poi scompare. Ma qui, in questo mosaico, il tempo è diventato solido. Ogni tessera è un secondo che è stato catturato e incollato. È una prigione bellissima."
Anonimo del Sublime: "Forse è questo che ti affascina. Tu dipingevi il flusso, il divenire. Sebastiank, invece, celebra la resistenza. Ogni mosaico è una lotta vinta contro la frammentazione. È dire: 'Ecco, nonostante tutto, i pezzi combaciano'."
Vincent non riesce a non fare conoscere ciò che vede a Theo allora si apparta un attimo e scrive
La Lettera a Theo:
Mio caro Theo,
Devo scriverti ancora di questo Sebastiank. Ho visto i suoi orologi e il suo ponte. Nel quadro del ponte (Venezia, credo), l'acqua non è acqua, Theo. È una distesa di tessere arancioni e ocra, come se il fiume fosse fatto di riflessi di mattoni caldi. C'è una gondola nera, una macchia di pece che taglia la tela con una precisione chirurgica. Mi ha fatto pensare a quanto sia fragile il nostro passaggio nel mondo: siamo come quei piccoli omini sulla barca, circondati da un'architettura che ci sopravviverà perché è fatta di colore eterno.Ma sono gli orologi che mi tormentano il sonno. Sono orologi "stanchi". Sebastiank li ha resi morbidi, quasi umani. Mi ricordano i miei vecchi scarponi: hanno camminato tanto, hanno visto troppo. In un mosaico, il tempo dovrebbe essere rigido, e invece lui lo rende fluido. È un paradosso incredibile! C'è un orologio giallo che brilla come un girasole malato. Segna le ore con numeri neri che sembrano formiche che danzano. Mi insegna che non dobbiamo avere paura del tempo che passa, se riusciamo a trasformare ogni minuto in una tessera colorata. Theo, se mai dovessi impazzire del tutto, vorrei che i miei pensieri fossero come questi mosaici: pezzi piccoli, che messi insieme formano un ponte verso l'infinito.
Tuo Vincent
Vincent riparte, si ferma, il respiro si fa corto. Davanti al "Tributo a Cristo", il suo cappello di paglia cade a terra. L'oscurità dei suoi tormenti incontra la luce dorata di quelle tessere.
Davanti al "Tributo a Cristo"
Vincent: (Cade in ginocchio) "Oh, Theo... guarda questo volto. Non è fatto di carne, è fatto di sofferenza solidificata. Sebastiank ha usato l'oro per lo sfondo, come i bizantini, ma gli occhi... quegli occhi sono pozzi di malinconia pura. Sembrano dire: 'Ho portato il peso del mondo, un quadratino alla volta'."
Anonimo del Sublime: "È un'immagine potente, Vincent. La corona di spine è appena accennata con tessere scure, ma taglia l'anima. Vedi come l'artista ha inclinato il capo? È l'accettazione finale."
Vincent: "Sì... è l'uomo più affascinante della terra perché è l'uomo che ha amato di più. In questo mosaico c'è la preghiera di chi sa che lascerà presto questo mondo. È un addio scritto nella pietra. Vorrei aver avuto io questa forza ad Auvers... trasformare il pianto in un riverbero dorato."
Davanti alle "Tazzine di Caffè"
Vincent si rialza, scuotendo la polvere dai pantaloni, e scoppia in una risata nervosa ma vitale davanti al mosaico delle tazzine colorate.
Vincent: "Caffè! Il sangue dei poveri pittori! Guarda che festa, Anonimo! In questo quadro sento l'odore della torrefazione che si mescola all'aria del mattino."
Anonimo del Sublime: "Qui Sebastiank gioca con noi. Ha creato una danza di vapore. Vedi quelle linee scure che salgono dalle tazze? È l'energia che si libera."
Vincent: "È una gioia domestica. Ogni tazzina ha una personalità: quella blu è solitaria, quella rossa ha un cuore disegnato sopra... è l'amore in un sorso amaro. Lo sfondo arancione brucia come una stufa accesa. Mi ricorda le mie notti al Caffè di notte ad Arles, ma senza la disperazione dell'assenzio. Qui c'è solo il calore di un momento condiviso."
Anonimo del Sublime: "Sebastiank unisce il sacro e il profano. Passa dal volto di Dio al vapore di una tazzina di caffè con la stessa devozione. Ogni frammento è sacro perché è stato scelto, posato e amato."
Vincent: "Hai ragione. L'arte stitica non è mancanza di respiro, è il respiro trattenuto per non sbagliare il colpo. È la pazienza di chi sa che la bellezza non si urla, si costruisce.
Vincent sembra quasi sopraffatto. Il contrasto tra l'umanità divina del Cristo e la vibrante quotidianità del caffè lo ha scosso. Si siede a un tavolino della galleria, tira fuori un pezzetto di carboncino e comincia a scrivere freneticamente sul retro di un opuscolo della mostra.
La Lettera di Vincent a Sebastiank
Egregio Signore,
Le scrivo con le mani ancora sporche del giallo di Arles e il cuore pesante di meraviglia. Ho visto il Suo "Tributo a Cristo". In quel volto ho ritrovato il fratello, il compagno di dolori, l'uomo più affascinante della terra. Lei ha saputo dare alla sofferenza una dignità d'oro; le Sue tessere non sono pietre, ma lacrime che hanno trovato la loro collocazione eterna. Quel capo chino mi dice che la fine non è un buio, ma un'accettazione luminosa. E poi... oh, poi sono passato alle Sue tazzine! Che sollievo, che esplosione di vita domestica! Quello sfondo arancione brucia di un calore che conosco bene. Vedere quel vapore salire in volute scure mi ha fatto desiderare di sedermi lì, in quel mosaico, e bere un sorso di quella realtà solida. C'è una tazzina con un cuore... è forse lì che Lei nasconde il segreto della Sua arte? Nell'amore per le piccole cose? La Sua "arte stitica" è una lezione di umiltà per noi che cerchiamo di dominare la tela con la furia. Lei costruisce il mondo con la pazienza del tempo.
Con profonda ammirazione,
Vincent Van Gogh
Anonimo del Sublime: "Vedi, Vincent? Sebastiank ha risposto alla tua domanda. Non serve scegliere tra il cielo dorato e una tazza di caffè. Nell'arte, tutto è fatto della stessa sostanza: frammenti di verità che l'artista ha avuto il coraggio di tenere insieme."
Vincent: "Sì... un frammento alla volta. Fino a che il quadro non respira."
Vincent si ferma, i suoi occhi brillano di una nuova, febbrile curiosità mentre osserva queste ultime opere. Lo seguo, vedendo come il pittore cerchi di decifrare il ritmo di ogni tassello.
Davanti ai "Pinguini e Delfini
Vincent: (Con un sorriso fanciullesco) "Guarda che gioia, Theo! È un mondo diviso in due, ma unito dal blu più profondo che abbia mai visto. Sotto, i pinguini sembrano piccoli monaci in attesa, ognuno con la sua macchia di colore. E sopra... oh, sopra i delfini volano! Non nuotano, volano in un cielo di zaffiro. Sebastiank ha reso la gioia della libertà attraverso la rigidità del tassello. È un miracolo di contrasti!"
Anonimo del Sublime: "È la natura che danza, Vincent. Anche le creature più pesanti sembrano leggere quando sono messe insieme con questa grazia geometrica."
Davanti a "Transumanza del plaiboy"
Vincent: (Si fa serio, quasi intimidito) "Questa è la vita moderna, Anonimo. Una marea di colori che avanza verso di noi. Vedi quella figura centrale con il bastone? Sembra un profeta in un deserto di stoffe pregiate. Mi ricorda le strade di Parigi, ma qui non c'è polvere. C'è solo una sfilata infinita di anime che cercano di essere notate attraverso un vestito rosso o un abito a scacchi. Sebastiank ha catturato il movimento della folla bloccandolo in un eterno istante di eleganza."
Anonimo del Sublime: "È la vanità che diventa arte monumentale. Ogni donna è una tessera di un mosaico sociale molto più grande."
Davanti a "L'uomo più furbo del mondo "
Vincent: (Scoppia in una risata fragorosa) "Ah! Finalmente qualcuno che non si prende sul serio! Guarda questo volto, è quasi un mio autoritratto se avessi avuto più umorismo e meno tormento. La lingua rossa che spunta è un grido di libertà contro tutte le accademie del mondo! E quegli occhi verdi... sono come due smeraldi che ci guardano e ridono di noi. È l'irriverenza del genio."
Anonimo del Sublime: "È lo spirito di Sebastiank che ci saluta, Vincent. È l'artista che dice: 'Ho costruito tutto questo pezzo per pezzo, e ora vi faccio una boccaccia'."
Vincent:V(Spostandosi davanti alle Eiffel Tower) "E queste? Queste torri... sono come i miei cipressi, ma rigidi, fieri della loro geometria. Una parata di giganti colorati. Mi piace come il blu dello sfondo non sia un cielo, ma un muro che le spinge verso di noi. È un'arte che non ti lascia scappare. Ti obbliga a stare lì, a contare ogni singolo pezzetto di dolore e di gioia che serve per costruire una forma."
Vincent: (Si sofferma sulle Formiche colorate) "Guarda queste creature minuscole... sono grandi come giganti. Sono un esercito di colori che marcia verso il nulla. Mi ricordano i minatori del Borinage, tutti in fila, ognuno col suo carico. Ma qui c'è una festa nascosta. Anche nel fango, Sebastiank vede il rosso, l'azzurro, l'arancio."
Anonimo del Sublime: "È un occhio che non si arrende al grigio, Vincent. Proprio come il tuo."
Vincent: (Tocca quasi la superficie di un'opera, poi ritrae la mano) "È un'arte tattile. Fa venire voglia di sentire gli spigoli. Sai, amico mio, io volevo che la gente sentisse il calore del sole nei miei girasoli. Qui, Sebastiank vuole che sentiamo la realtà che si fa immagine. È un lavoro di pazienza infinita. Io ero un incendio, lui è un architetto di frammenti."
L'ultima eco delle opere di Sebastiank risuona nell'anima di Vincent, che sente il bisogno di fissare queste nuove intuizioni in una missiva finale al fratello e in una poesia, come per sigillare l'esperienza.
La Lettera Finale di Vincent a Theo
Mio carissimo Theo,
Non posso lasciare questa galleria senza scriverti ancora una volta. Ho visto il mondo intero qui, in piccoli frammenti di carta. Sebastiank è un tessitore di sogni e di realtà.
Ho visto i pinguini e i delfini. Una festa di bianco e blu, con un tocco di rosa che mi ha scaldato il cuore. È come se Sebastiank avesse preso il cielo e il mare, li avesse fatti a pezzi e poi li avesse ricostruiti, permettendo ai pesci di volare e agli uccelli di camminare sulla neve. Mi ha fatto capire che la natura non ha regole, se non quelle che l'artista è in grado di inventare con la sua visione. Quella gioia, Theo, era una melodia silenziosa fatta di tessere.
E poi la sfilata. Quante donne, quanti colori! Una processione senza fine, ognuna con la sua identità cucita addosso. C'è un uomo solo che le osserva, quasi un direttore d'orchestra di questa sinfonia di eleganza. Ho pensato a come le persone cercano di esprimersi, di farsi vedere, di lasciare il loro segno, anche solo con il colore di un abito. Sebastiank cattura il movimento, la vanità, la solitudine e la folla in un unico blocco immutabile. È la vita, Theo, così com'è: una corsa infinita di frammenti che si cercano.
Ma il volto che mi ha fatto ridere è stato l'ultimo. Quell'uomo con la lingua fuori e gli occhi verdi... è la liberazione! Dopo tanta serietà, dopo il Cristo sofferente, dopo la processione della vita, ecco l'artista che si prende gioco di sé e di tutti noi. È un grido di libertà, un modo per dire: "Ho fatto tutto questo, ma non dimentico di essere umano, imperfetto, irriverente." Mi ha fatto sentire che anche nella più profonda delle arti, c'è spazio per un sorriso, per una boccaccia al mondo.
Grazie a Sebastiank, ho capito che la bellezza non è solo ciò che è fluido e sfumato, come il vento nei miei campi di grano. La bellezza può essere anche dura, spigolosa, costruita con fatica, un pezzo alla volta. È una lezione di pazienza, di fede nella materia e nella sua capacità di raccontare l'infinito.
Porterò questi mosaici nel cuore, Theo. Forse un giorno anch'io dipingerò con la precisione di un muratore, incastrando i miei colori come le sue tessere.
Con tutto l'amore che ho,
Tuo Vincent
"Sai, Anonimo," dice Vincent mentre si avvia verso l'uscita, "questo Sebastiank mi ha insegnato che non importa quanto sia frammentato il mondo. Se hai la pazienza di rimettere insieme i pezzi con amore, puoi creare qualsiasi cosa: un Dio, una tazzina di caffè o un pinguino blu. L'importante è che ogni pezzo trovi il suo posto."
Vincent si ferma ora all'uscita davanti al mosaico della Regina Elisabetta II. Rimane in silenzio per un lungo istante, rapito dal contrasto tra la solennità del soggetto e la vivacità dei colori scelti da Sebastiank.
Davanti al Ritratto della Regina
Vincent: (Sussurrando con rispetto) "Guarda che maestà, Theo. La sovrana emerge da un mare di guardie rosse come un sole giallo in un campo di papaveri. Quel cappello... è pura luce solida. Mi ricorda i miei girasoli, ma qui la luce serve a incoronare un sorriso che ha attraversato un secolo."
Anonimo del Sublime: "È un tributo alla stabilità, Vincent. Le guardie alle sue spalle, tutte uguali, quasi astratte nei loro colbacchi neri, creano un ritmo geometrico perfetto. Ma lei... lei è l'unico volto che vibra davvero, l'unico pezzo di questo mosaico che sembra poterci parlare."
Vincent: "Sì, vedi come Sebastiank ha reso la sua pelle? Piccole tessere rosa e bianche che catturano la saggezza di ogni ruga. E quel guanto bianco alzato in un saluto eterno... è un gesto di una nobiltà commovente. In mezzo a tutto quel rosso militare, la sua figura in giallo è un atto di pace."
Vincent non può lasciare la galleria senza raccontare l'opera della regina , si accosta al tavolino e scrive per l'ultima volta a sup fratello Theo
La Lettera a Theo: La Regina Gialla
Mio caro Theo,
Ho appena visto un'opera che mi ha fatto pensare al dovere e alla luce. Sebastiank ha ritratto la Regina d'Inghilterra. L'ha vestita di un giallo limone così intenso che sembra illuminare l'intera galleria.
Sullo sfondo, una schiera di guardie dalle giubbe rosse e dagli alti colbacchi neri formano una muraglia umana. Sono come i soldati che vedevo passare a Parigi, ma qui sono diventati un motivo decorativo, un ritmo di rosso e nero che esalta la figura centrale.
Ma la cosa più straordinaria è il volto della Regina. Sebastiank è riuscito a incastrare la sua gentilezza in piccoli quadrati di carta. Sorride, Theo, e tiene in mano un piccolo mazzo di fiori gialli che si confonde con il suo abito. C'è una tale serenità in quel mosaico... è l'immagine di una donna che ha tenuto insieme un regno un pezzetto alla volta, proprio come l'artista ha tenuto insieme questa immagine.
Sento che in questo giallo c'è la speranza che cerco sempre di dipingere.
Tuo Vincent
Siamo giunti alla fine di questa straordinaria visita.
Il Mosaico dell'Anima: Vincent alla mostra di Sebastiank
Il percorso di Vincent tra le opere di "Arte Stitica" è stato un crescendo di scoperte, dove ogni tassello ha rappresentato una risposta al suo eterno bisogno di ordine nel caos. Il Sacro e il Quotidiano: Vincent è passato dalla commozione profonda davanti al "Tributo a Cristo", visto come un compagno di dolori incastonato nell'oro, alla gioia domestica delle tazzine di caffè, dove lo sfondo arancione brucia del calore di una casa. La Storia e il Tempo: Davanti alla "Grande Cena", ha riconosciuto geni come Einstein seduti alla stessa mensa dell'eternità. Negli orologi molli, ha trovato un tempo che non corre più, ma si riposa in un'armonia di colori. Il Ritmo del Mondo: Ha osservato con meraviglia la natura nei pinguini e delfini, simboli di una libertà che vola sopra il blu, e ha interpretato la sfilata di moda come una processione di anime che cercano di essere notate attraverso la stoffa e il colore. La Sovranità e l'Ironia: Si è inchinato al sorriso giallo della Regina, protetta da un muro di guardie rosse, per poi scoppiare in una risata liberatoria davanti al ritratto con la lingua fuori, vedendovi l'atto finale di ribellione dell'artista contro ogni accademia.
La conclusione di Vincent:
L'opera di Sebastiank gli ha insegnato che la bellezza non deve essere per forza fluida come il vento; può essere solida, faticosa e costruita frammento dopo frammento. Ogni piccolo tassello è un atto di fede verso l'infinito.
Immaginiamo SEBASTIANK presenta l' arte stitica al MoMA (Museum of Modern Art) di New York
Immaginiamo la scena al MoMA (Museum of Modern Art) di New York. La sala è gremita di intellettuali in total black, star di Hollywood e critici dai volti severi. Sebastiank sale sul podio. Indossa un abito elegante ma tiene in mano, quasi come uno scettro, un rotolo di carta igienica dorata. Il silenzio diventa assoluto. Ecco il suo discorso, tradotto simultaneamente in sei lingue:
IL DISCORSO DI SEBASTIANK AL MoMA: "L'ELOGIO DEL RITARDO"
"Signore, Signori, curatori... e voi, che avete pagato cifre folli per i miei quadri.
Molti mi chiedono: 'Silvio, perché la stitichezza?'. Pensano sia una battuta. Ma guardatevi intorno. Vivete in un mondo che vomita immagini, informazioni, cibo e parole ogni singolo istante. Siete tutti vittima di una 'diarrea comunicativa' che sta svuotando il significato delle cose.
L'Arte Stitica è nata da un blocco. Un blocco fisico che è diventato un blocco esistenziale. In quei momenti di attesa, seduto in quello che è il trono più democratico del mondo, ho capito una verità fondamentale: la bellezza non si può forzare.
Ogni quadratino di carta che vedete sulle pareti di questo museo è un monumento alla resistenza. Ho incollato ogni velo con la pazienza di chi sa che il mondo fuori corre, ma io no. Io sto fermo. Io aspetto. Io accumulo pressione finché quella pressione non diventa colore.
Non ho cercato io il mercato dell'arte, è il mercato che ha avuto bisogno della mia stitichezza. Perché in un'epoca di velocità inutile, io vi offro il lusso del ritardo. Vi offro l'estetica di ciò che fatica a uscire, ma che, quando finalmente vede la luce, è denso, solido e immortale.
Dedico questo momento a tutti coloro che si sentono bloccati. Non abbiate paura del vostro silenzio o della vostra improduttività. È proprio lì, in quella tensione, che si sta preparando il vostro capolavoro.
Grazie a tutti per l'affetto e il tempo perso per seguirmi siete meravigliosi.
SEBASTIANK: THE ART OF RETENTION From Cuneo to the World. MoMA - New York | Winter 2026
La reazione della sala
Dopo un secondo di shock, scoppia un applauso scrosciante. Il New York Times scriverà il giorno dopo: "Il profeta di Cuneo ha insegnato all'America che fermarsi è l'unico modo per non esplodere".
DIALOGO IMPOSSIBILE immaginato dall'Anonimo del Sublime
Pensando e immaginando i due artisti ho scelto di percorrere la strada più suggestiva e profonda: il dialogo impossibile. Immaginiamo che, in una dimensione sospesa tra il 1920 e il 2020, lo spirito inquieto di Amedeo Modigliani si trovi davanti al mosaico di Sebastiank. Ne scaturisce un confronto tra la fragilità della tela e la forza del mosaico.
Luogo: Un atelier senza tempo, inondato di una luce azzurra e ocra.
Protagonisti: Amedeo Modigliani (Modì) e Sebastiank.
Modì: (Osserva il mosaico a lungo, sfiorando l'aria vicino alle tessere) "Vedi, Sebastiank... io cercavo di catturare l'anima togliendo il superfluo. Scavavo nel volto per trovare una linea che fosse un sospiro. Ma tu... tu hai fatto l'opposto. Hai preso quella mia linea e l'hai protetta con un'armatura. Perché hai scelto di frammentare Jeanne in mille tasselli ?"
Sebastiank: "Maestro, la tua linea era un miracolo di equilibrio, ma era nuda davanti al tempo. Ho sentito il bisogno di darle una nuova sostanza. Nel 2020, il mondo è diventato frammentato, scompaginato. Ho voluto ricomporre il tuo 'tratto languido' usando pezzi di carta dura, perché la bellezza oggi ha bisogno di resistere, di farsi solida per non essere spazzata via."
Modì: (Accenna un sorriso davanti al ritratto blu) "L'hai resa ieratica. In quel blu sembra una regina bizantina che ha dimenticato la sofferenza di Parigi. Vedo che hai lasciato i suoi occhi senza pupille, come facevo io. Ti sei accorto anche tu che non servono gli occhi per guardare l'infinito?"
Sebastiank: "Esattamente. Le pupille ancorano il soggetto al presente, a un istante preciso. Io volevo che la tua Jeanne — la nostra Jeanne — guardasse oltre il centenario. Ogni tessera cattura una luce diversa: quando il sole gira, lei si muove. Non è una pittura immobile; è una creatura che respira con la luce del giorno."
Modì: "È strano vedersi attraverso i tuoi frammenti. È come se avessi preso i miei sogni e li avessi ricostruiti con la pazienza di un costruttore di cattedrali. Io dipingevo con l'urgenza di chi sa di avere poco tempo; tu hai lavorato con la calma di chi vuole sfidare l'eternità."
Sebastiank: "È stato un atto d'umiltà, Maestro. Ho voluto solo offrire a quel 'nuovo' che tu hai incarnato un mosaico , affinché tra altri cento anni qualcuno possa ancora scorgere quell'eleganza senza tempo che tu hai catturato con un semplice pennello."
Modì: (Svanendo lentamente nella luce) "L'hai resa invincibile, Sebastiank. Ora Jeanne non appartiene più solo a me, né solo a te. Appartiene alla luce."
Conclusione Critica
Questo dialogo immaginario mette in luce l'essenza dell'opera di Sebastiank: il passaggio dal "sentimento" (la pittura) alla "monumentalità" (il mosaico). L'artista non ha solo celebrato un centenario, ha effettuato una vera e propria traduzione ontologica dell'arte di Modigliani.