OPERA N 38

CORSA CAMPESTRE VERSO UN PAIO DI MUTANDE DISPONIBILI

CORSA CAMPESTRE VERSO PAIO DI MUTANDE DISPONIBILE

OPERA N 38

SEDUTE 101


Tutto è nato osservando quei vasi greci: uomini nudi, muscolosi, eternamente lanciati in una corsa senza fine. Mi sono chiesto cosa stessero inseguendo con tale foga.
I critici spesso soffrono di "sovrastruttura": vedono un nudo e devono per forza citare la filosofia, il rigore morale o l'armonia del cosmo. Io invece, nella mia bassa cultura, uso sempre il principio metodologico del rasoio di Occam , che suggerisce di preferire la spiegazione più semplice e parsimoniosa tra diverse ipotesi valide, evitando complicazioni inutili. "Taglia" via, come un rasoio, le supposizioni superflue per individuare la soluzione più probabile. La risposta e arrivata da una mia intuizione tanto demenziale quanto profonda che ha dato vita alĺa mia opera. Se gli antichi correvano nudi nei vasi greci, non era per sport. Era perché non c'erano boutique dell'intimo dietro l'angolo. Se uno corre nudo è perchè sta cercando le mutande da mettersi addosso !!! La nudità non è più una scelta estetica, ma una mancanza logistica.
​Mentre nell'antica Grecia l'atleta correva nudo per mostrare l'assenza di segreti e la vicinanza agli dei (la cosiddetta kalokagathìa, il bello e buono), i miei corridori sembrano avere un obiettivo molto più umano. La "Corsa campestre verso le mutande disponibili" trasforma la celebrazione della perfezione in una gara di sopravvivenza sociale. È una metafora perfetta: a volte corriamo verso ideali elevati, altre volte corriamo solo per non restare in mutande (o per averne un paio).
Un'opera che ci invita a ridere della nostra stessa complessità, ricordandoci che, sotto i grandi ideali, siamo tutti alla ricerca di qualcosa di molto più elementare. 

Sebastiank