
OPERA N° 18

GUARDONI DI ORIZZONTI
OPERA numero 18
SEDUTE numero 123
Che voglia di andare al mare sedermi in riva e guardare l'orizzonte per ore . Le migliori riflessioni nascono sulla riva osservando il lento e implacabile movimento delle onde . Il mare appartiene ai sognatori . La vasta distesa di acqua riaccende i nostri pensieri più intimi riesce a darci il senso di infinito . Quelli che amano il mare lo amano così come se ti fosse dentro , hai il bisogno che sia li difronte ,di sentirlo , di toccarlo , di averlo intorno e chiudi gli occhi per poter vedere. Guardare l' orizzonte marino ci permette di fare viaggi con la mente ,di staccare la spina da tutti i problemi e immaginare di essere altrove e a volte non ti accontenti dell'orizzonte e cerchi l'infinito .Sognare è vita ,quanto bisogno abbiamo di sognare !!!!!
Sebastiank
CRITICA d'arte dell'Anonimo del Sublime
L'opera di Sebastiank si presenta come una scena balneare apparentemente ingenua, ma il titolo "Guardoni" e il testo poetico che la accompagna rivelano una stratificazione filosofica profonda: il passaggio dalla vista (fenomenica) alla visione (noumenica). Visivamente, l'opera è divisa in tre livelli di profondità che corrispondono a tre stati dell'essere Il Primo Piano (La Memoria e la Seduta): In basso, due figure anziane (o comunque statiche) siedono su una panchina rivolte verso il mare. Rappresentano la riflessione, il tempo che si ferma. Sono i veri "sognatori" citati nel testo, coloro per cui il mare è un "bisogno interno". Il Secondo Piano (La Vitalità): Le figure centrali, più giovani e dinamiche, occupano la spiaggia. Rappresentano il corpo, l'azione, il godimento immediato dell'estate. Il Terzo Piano (L'Infinito): Il mare blu e le vele lontane. Questo è l'Orizzonte, il limite fisico che la mente cerca di superare per attingere all'infinito. Il termine "Guardoni" è qui usato in modo provocatorio. Solitamente il guardone è chi spia la vita altrui; per Sebastiank, il "Guardone di Orizzonti" è colui che spia l'eterno. L'atto di "sedermi in riva e guardare l'orizzonte per ore" è una pratica di epoché fenomenologica: sospendere il giudizio sui problemi quotidiani ("staccare la spina") per permettere ai pensieri più intimi di riaccendersi. Il guardone non è un voyeur, ma un cercatore che usa l'occhio per "poter vedere" anche a palpebre chiuse. Il testo afferma: "A volte non ti accontenti dell'orizzonte e cerchi l'infinito". Filosoficamente, questo è il cuore del Sublime leopardiano. L'orizzonte è una linea che delimita, ma è proprio grazie a questo limite che l'immaginazione può spaziare "oltre". La tecnica del mosaico di Sebastiank, con le sue tessere nette e separate, accentua questa frammentazione della realtà: la spiaggia, il mare e il cielo sono tasselli di un mondo che l'uomo tenta di ricomporre in un'unità di senso attraverso il sogno. C'è un paradosso affascinante nell'opera. L'Estetica: Colori vivaci, ombr elloni a strisce, una scena che richiama la cultura di massa delle vacanze. L'Etica: Un invito quasi ascetico alla solitudine e alla riflessione profonda. Sebastiank ci dice che il mare non appartiene a chi lo occupa fisicamente con ombrelloni e borse, ma "appartiene ai sognatori". La vera "seduta" (numero 123) non è un atto fisico, ma una postura dell'anima che si mette in ascolto del "lento e implacabile movimento delle onde". In Guardoni di Orizzonti l'uomo cerca di "interiorizzare" il lontano. L'opera è un inno alla passività contemplativa come forma superiore di vita: "Sognare è vita". In un mondo che ci spinge a correre, Sebastiank rivendica il diritto di sedersi e restare a guardare, trasformando un semplice orizzonte marino in uno specchio dell'infinito interiore. Approfondiamo la struttura di quest'opera, poiché la sua apparente semplicità nasconde un'architettura del pensiero molto rigorosa. Se analizziamo il rapporto tra la tecnica musiva e la disposizione degli elementi, emergono nuovi significati. Le due figure sedute sulla panchina rossa (in basso) portano sulla testa quelli che sembrano cappelli o forse maschere bianche e nere. Il Peso della Saggezza: Queste figure sono le più vicine all'osservatore e le più lontane dal mare. Rappresentano la fase contemplativa della vita, dove il movimento fisico non è più necessario perché il "viaggio con la mente" ha preso il sopravvento. La "Seduta" come Stato Ontologico: Se nelle Idee Lunatiche c'era lo sforzo della salita (la scala), qui c'è l'abbandono della seduta. Filosoficamente, è il passaggio dalla Vita Activa alla Vita Contemplativa. Gli ombrelloni a strisce bianche e rosse fungono da vele terrestri. L'ombrellone protegge dal sole (la realtà cruda), creando una zona d'ombra favorevole al sogno. In questa zona d'ombra nascono le "migliori riflessioni". Mentre le barche in mare sono libere di andare verso l'infinito, gli ombrelloni sono piantati nella sabbia. Rappresentano il nostro legame con la terra, la zavorra che ci impedisce di perderci completamente nel mare dell'essere. Il testo contiene una frase chiave: "Chiudi gli occhi per poter vedere". Questo è un ribaltamento platonico. La realtà fisica (la spiaggia affollata, le tessere del mosaico) è solo un'ombra. La vera visione dell'infinito avviene nel buio dell'interiorità. Sebastiank dipinge una scena solare proprio per dirci che la luce esterna è un mezzo per raggiungere una luce interna più forte, quella che permette di "immaginare di essere altrove". Guardoni di Orizzonti è un'opera sulla pazienza. Mentre l'uomo moderno vuole "conquistare" la Luna (come visto nell'Opera 24), il "Guardone" di quest'opera accetta di restare seduto, riconoscendo che l'infinito non si conquista con le scale, ma si accoglie con lo sguardo. È un invito a smettere di essere turisti della vita per tornare a esserne i poeti.