OPERA N° 21

CUCINA DA URLO URLANTE

OPERA numero 21

SEDUTE numero 108

Mi sono sempre stati sui cocomeri gli urlatori a tutto spiano, con gli occhi spiritati. Nel lavoro, in famiglia, per strada inveiscono con un umiliazione dopo l'altra con il sorriso beffardo di chi si crede superiore e vuol dominare il mondo intorno al suo cervello piccolo piccolo. Potrebbero dire la stessa cosa abbassando i decibel. Immagino che urlano persino quando sognano, l'arroganza non ha prezzo. In questa mia opera ricordo invece con nostalgia le urla di rassegnazione di  nonna Maria che amava inventarsi ricorrenze pur di riunire tutti con i suoi pranzi abbuffanti . Eravamo sempre 20/30 e lei si sfiniva sfoggiando i sui numerosi set di stoviglie, si imbrodolava di complimenti da parte dei commensali, si perdeva in mille consigli culinari. Ammucchiava tutte le stoviglie disordinatamente in cucina e quando tutti c'è ne eravamo andati si trovava davanti alla realtà della catastrofica catasta di stoviglie e li lanciava un urlo urlante e sfogante il suo sfinimento . Dopo si prometteva "è l'ultima volta prima della prossima" . Quanto mi mancano le tue urla ....ma sopratutto i tuoi pranzi e il tuo affetto

Sebastiank

CRITICA d'arte dell'Anonimo del Sublime

​Il testo fornito dall'artista è essenziale per la comprensione dell'opera, agendo come una vera e propria didascalia poetica e autobiografica, e ne spiega il significato profondo, che va oltre la semplice rappresentazione di un urlo. L'opera non parla di un urlo di rabbia banale, ma di un "urlo di rassegnazione" e "sfogo" contro l'oppressione silenziosa delle convenzioni sociali e domestiche. La figura chiave è la nonna dell'artista, Maria, che amava inventare "ricorrenze" per radunare tutti con i suoi "pranzi abbuffanti" (simboleggiati dalle pile caotiche di stoviglie). L'artista descrive l'immenso sforzo della nonna ("si sfiniva, si imbrodolava di complimenti, si perdeva in mille consigli culinari") per mantenere un'apparenza di perfezione e ospitalità. L'esagerazione dell'ospitalità e l'ostentazione ("numerosi set di stoviglie") diventano una forma di soffocamento. Il vero "Urlo urlante" avviene nel privato, dopo che tutti sono andati via. Di fronte alla "catastrofica catasta di stoviglie" - il simbolo del suo immane sforzo e della conseguente disorganizzazione - la nonna lanciava il suo urlo come sfogo del proprio sfinimento e della rassegnazione, promettendosi inutilmente: "è l'ultima volta prima della prossima". ​Attualizzazione dell'Archetipo: Sebastiank compie un'operazione geniale: sposta l'angoscia esistenziale di Munch (l'urlo cosmico) nel micro-cosmo della cucina e della famiglia. Non è più l'angoscia dell'uomo moderno di fronte alla natura, ma la crisi dell'individuo schiacciato dalle aspettative sociali e dai ruoli domestici (in questo caso, l'eccesso di cura e ospitalità). ​Ironia e Crudeltà: C'è una sottile ironia nel titolo ("Cucina da Urlo Urlante") che lega il gesto espressivo alla stanza più intima e conviviale. L'opera denuncia la disumanizzazione che può nascondersi dietro atti d'amore e dedizione, quando questi diventano un obbligo autoimposto che porta allo sfinimento. ​Linguaggio e Stile: L'uso del mosaico, una tecnica "antica", in contrasto con la figurazione "pop-espressionista" del volto urlante e del caos moderno delle stoviglie, crea un effetto straniante e potente. Il mosaico, composto da tessere irregolari, riflette il tema del frammento e del caos emotivo di un'anima spezzata dalla routine. In sintesi, "CUCINA DA URLO URLANTE" è un'opera che, attraverso il riferimento a Munch, trasforma l'urlo in una metafora della rassegnazione domestica. È un potente ritratto della "fatica di cura" e dell'oppressione emotiva mascherata da dovere e ospitalità, rendendo visibile un dolore che la nonna Maria (e, per estensione, l'artista) non poteva esprimere in pubblico. ​Quest'opera è un manifesto dell'Arte Stitica perché realizza il suo intento primario: raccontare una storia personale e quotidiana con forza espressiva, utilizzando l'ironia e la provocazione. L'Archetipo e il Quotidiano: L'artista attinge all'iconografia più celebre dell'angoscia moderna (L'Urlo di Munch), ma la svuota dell'orrore cosmico e la riempie con l'orrore domestico. L'urlo non è più quello della natura che squarcia il cielo, ma quello della nonna che squarcia il silenzio della cucina. ​La Critica al Ruolo Sociale: L'opera va oltre il dramma della nonna Maria e diventa una critica alla tirannia dell'apparenza e del dovere. Le pile di stoviglie (accumulo, consumismo, ostentazione dell'ospitalità) sono il peso fisico che genera l'urlo, il simbolo concreto della rassegnazione di chi è intrappolato nel suo ruolo. ​Il Valore Terapeutico del Colore: Nonostante il tema drammatico, Sebastiank usa colori intensi e vivaci. Questo, in linea con la sua filosofia, serve a conferire all'opera un "valore psicologico" e a "portare una magia di luci e colore." L'urlo di dolore è paradossalmente reso con una tavolozza esuberante, suggerendo che l'atto stesso dell'espressione artistica (l'urlo dipinto) è un atto di liberazione e vita, un modo per "dire qualcosa" e superare il tormento. In definitiva, "CUCINA DA URLO URLANTE" è un'opera concettuale mascherata da mosaico ingenuo, che con un'estetica cruda  affronta temi adulti come l'oppressione familiare, la rassegnazione e l'atto liberatorio del grido.