OPERA N° 28

TENUTA ARLECCHINO IN VAL D'ORCIA

OPERA numero 28

SEDUTE numero 95

Le immagini delle ampie vallate della Val d'Orcia sono sempre nei mie pensieri paesaggistici . Lì i cipressi sono un monumento del paesaggio, sono compenetrati nel paesaggio e sono elemento costitutivo della bellezza del paesaggio .Ci sono cipressi disposti in filari sui crinali o addirittura singoli ,isolati come svettanti bandiere verde scuro piantati su quei promontori di bellezza. Le immagini di quei paesaggi sono un quadro che la natura dipinge ogni giorno, ogni ora ,ogni minuto . Troppo spesso facilmente si associa il cipresso ai cimiteri, a qualcosa di funebre . Non possiamo concepire che il cipresso venga identificato semplicemente come la fine della vita, ma al contrario  simbolo della vita stessa nel suo splendore simbolo dell'eleganza ,della bellezza ,dell'eccellenza . In questa mia opera ho voluto raffigurarli coloratissimi in una immaginaria tenuta Arlecchino 

Sebastiank

CRITICA d'arte dell'Anonimo del Sublime

Ecco un'analisi che esplora la "retorica della forma" e l'impatto psicologico dell'opera. Il testo che accompagna l'opera rivela una volontà programmatica negare la fine (la morte) per affermare l'eccellenza. Questo è un atto tipicamente sublime. L'artista non sta semplicemente decorando; sta compiendo una "trasmutazione alchemica" del cipresso. Elevando il simbolo funebre a stendardo di Arlecchino, Sebastiank compie quel salto logico che definisco come la capacità di concepire grandi idee che superano il senso comune. Analizzando il "Dettaglio colori" della Tenuta Arlecchino, entriamo nel cuore pulsante della poetica di Sebastiank. Se il Sublime è l'eco di una mente grande, qui il colore è la voce che grida quell'eccellenza. L'artista non usa i colori per descrivere la realtà, ma per rifondarla. ​Nell'estetica del mosaico, il colore non si mescola sulla tavolozza, ma nell'occhio dello spettatore (mescolanza ottica). ​L'accostamento di colori complementari o fortemente contrastanti (come il rosso contro il verde dei campi o il blu contro il giallo) crea un'irradiazione luminosa. Questa è la "vivida vis" (la forza viva): l'immagine non è ferma, ma sembra vibrare per effetto degli accostamenti cromatici audaci.Ogni tonalità nel mosaico assume un valore simbolico e psicologico preciso, creando un contrasto vibrante  un "incanto dell'anima"​Il colore non è usato in modo descrittivo (naturalistico), ma emotivo. ​I cipressi rossi e arancioni evocano il fuoco e l'energia vitale. ​Il cipresso nero non rappresenta la morte, ma la profondità e il contrasto necessario per far risaltare la luce degli altri.​ Posto a sinistra, il cipresso nero (o bruno molto scuro) è fondamentale. In pittura e nel mosaico, il nero non è assenza, ma misura. Serve a dare peso visivo e a far risaltare, per contrasto, la luminosità del rosa confetto e dell'arancione adiacenti. È il legame con la tradizione che viene però superato dalla festa di colori circostante. Questa esplosione cromatica è il "fulmine" del Sublime che investe lo spettatore, trascinandolo fuori dalla consuetudine del paesaggio toscano tradizionale. Le linee dei campi (marroni e verdi) hanno un andamento obliquo che crea dinamismo, suggerendo il movimento delle colline. Nonostante la frammentazione delle tessere, l'occhio percepisce un'armonia totale. La bellezza qui non risiede nelle singole parti, ma nel modo in cui esse sono "articolate" tra loro per formare un corpo unico e solido.​ La scelta della tecnica musiva (mosaico) è fondamentale per il concetto di "Stile Splendido". Ogni singola tessera è una cellula di colore, un frammento di realtà. ​Il fatto che i bordi siano irregolari e le superfici non perfettamente piane crea un gioco di riflessi (frattura della luce) che rende l'opera "viva" al variare della posizione dell'osservatore​. Questa "molteplicità nell'unità" è il cuore del Sublime: la capacità di tenere insieme l'infinitamente piccolo (la tessera) e l'infinitamente grande (della Val d'Orcia). ​Mentre molto spesso il Sublime è associato a ciò che ci fa sentire piccoli davanti alla natura, L'opera di Sebastiank propone un Sublime Umanistico. L'uomo (l'artista) non subisce il paesaggio, ma lo reinventa. La "Tenuta Arlecchino" è il manifesto di una mente che decide di guardare al mondo non per quello che è, ma per come potrebbe essere: un luogo di eleganza, eccellenza e infinita rigenerazione cromatica. Il vero vigore dell'arte risiedesse nel Pathos, ovvero nella capacità di scuotere l'anima. Sebastiank opera qui una "rottura" necessaria: il cipresso, tradizionalmente legato al lutto e alla stasi cimiteriale, viene trasfigurato. Sostituendo il verde scuro e cupo con la tavolozza di Arlecchino, l'artista eleva l'elemento naturale a una dimensione di gioia purissima. Il Sublime non nasce più dal timore della morte, ma dallo stupore della molteplicità della vita.​ La Val d'Orcia descritta nel testo non è un luogo geografico, ma un luogo dello spirito. L'artista parla di cipressi come "monumenti" e "bandiere". Nell'estetica del Sublime, la natura è il riflesso della grandezza della mente umana. Trasformando le colline toscane in campiture geometriche e i cipressi in fiamme colorate. Sebastiank invita a un'ascesa intellettuale: la bellezza non è solo ciò che si vede, ma come decidiamo di sentirla. L'opera numero 28 è un atto di ribellione poetica. Sebastiank dimostra che il "Sublime" può risiedere nell'eleganza del colore e nell'ottimismo della forma. Sebastiank trova l'estasi nella luce vibrante di un paesaggio che rifiuta la fine e celebra l'eterno splendore dell'esistere