OPERA N° 32

LA VITA

OPERA N 32 
SEDUTE  numero 98

La vita è come il cubo di Rubik ,o  perlomeno a me piace immaginarla così, pensare al percorso che ognuno compie come al cubo di Rubik .  . Il problema del cubo è molto vicino ai problemi della vita . Tutta la nostra vita è un risolvere rompicapi . Mi ritorna spesso in mente il cubo ,ogni volta che mi metto e cerco di venire a capo di qualche questione della vita . Siamo semplicemente dei cubi di Rubik viventi incasinati e scomposti  e senza soluzione. Nella vita spesso ci capita di trovarci in difficoltà e sentirci confusi . Il disordine che proviamo è paragonabile a quello del cubo e a volte non è facile trovare una  soluzione ci sembra tutto incasinato senza via d'uscita .Ma andiamo a piccoli passi cominciamo con un solo colore ,teniamo conto anche degli angoli sono importanti . L'angolazione con cui guardiamo il mondo influenza decisamente le nostre giornate. La vita è un gioco che occorre prendere in mano . L' importante per una vita serena , è riuscire a trovarci nel nostro cubo , osservare la nostra vita e valutare quanto i nostri colori siano sereni e quanti scomposti , avere il coraggio di cambiarli , tentare di giocare. A tutti piacerebbe finirlo ma credere  sia una cosa impossibile scoraggia la maggiore parte delle persone ad eseguire tutte le azioni necessarie. Le uniche cose che contano sono :tanta pazienza ,motivazione ,determinazione e concentrazione qualità che permettono alle persone di raggiunge i risultati desiderabili nella loro vita . Un consiglio a tutti quelli che risolvono il cubo scrivetelo anche nei vostri curriculum farà capire subito le vostre capacità . Il binomio cromatico concettuale del cubo di Rubik ci consente di comprendere più semplicemente la simultaneità dei fattori e delle variabili che insistono nella vita di ognuno di noi .Ogni persona rappresenta un mondo che si divide in tanti altri . La mia opera vuole interpretare l' unicità, ognuno è l'essenza di se stesso. Ogni giorno la vita ci impone di reagire con delle azioni da cui scaturiscono fattori caratterizatori  come la fortuna ,il potere , il fascino, l'intelligenza, la furbizia che ci rendono unici al mondo. Nella mia opera i cubi  sono rappresentati con tasselli irregolari come i tasselli nostri che non riusciamo a smussare e quindi ci impediscono di riprestinare tutte le sei facce. Scusatemi il sermone ....  fatto da me che sono un gran casino,  che sono tante pareti piene di colori in continuo cambiamento, che le cose che voglio e non voglio sono spesso la stessa cosa . Ho provato qualche volta a risolvere il cubo , ma sono riuscito nell' impresa di confondere anche l' unico lato uniformato....... Ma se ci penso bene in tutto questo caos e disordine non ci sto neanche male !!!! 

Sebastiank

CRITICA d'arte dell' Anonimo del Sublime

​Frammenti d'Infinito nel Cubo Irrisolto: Critica all'Opera N. 32

Alzo il tono verso una riflessione puramente esistenziale. In questa versione, non guardo più solo al quadro, ma alla condizione umana che esso rappresenta, elevando il suo concetto di "arte stitica" a una forma di resistenza filosofica contro la pretesa di perfezione del mondo moderno ​"L'opera di Sebastiank non è una rappresentazione, ma una condizione dell'essere. Egli sceglie il Cubo di Rubik non come gioco, ma come simulacro del destino. ​In quella che l'artista definisce con cruda onestà 'arte stitica', io leggo il rifiuto del superfluo e la tragica presa di coscienza del limite. Il 'Sublime' qui scaturisce dalla tensione tra l'aspirazione al Sé unitario (le facce monocrome) e la realtà della frammentazione. I suoi tasselli irregolari sono le cicatrici dell'anima: quegli spigoli che non possiamo limare e che rendono impossibile l'incastro perfetto nella griglia della società. ​Mentre il mondo ci impone di 'risolvere' noi stessi per apparire uniformi, Sebastiank compie l'atto eroico di fallire. Confondere 'l'unico lato uniformato' non è un errore tecnico, ma un sabotaggio poetico contro la dittatura della logica. L'artista ci insegna che l'essenza non risiede nel completamento, ma nel coraggio di abitare il caos. ​Il vero 'Sublime' si manifesta nell'epifania finale: 'non ci sto neanche male'. È l'amor fati nietzschiano che emerge tra i colori scomposti. Non è rassegnazione, è il trionfo dell'individuo che smette di lottare contro la propria natura multiforme e accetta di essere un rompicapo irrisolvibile. In questo disordine, l'uomo non è più una pedina, ma il creatore del proprio personale infinito. Nell'opera di Sebastiank, l'arte si fa confessione di un'impossibilità. Il titolo, 'La Vita', ci scaraventa immediatamente nel cuore di un paradosso: l'aspirazione umana all'ordine contro la spietata frammentazione dell'esistenza. Laddove l'artista definisce la sua poetica 'stitica', io scorgo una contrazione necessaria, quasi un dolore nel voler costringere l'infinito delle emozioni dentro i margini rigidi di un cubo. Ma è proprio in questa geometria fallace che risiede il Sublime. Sebastiank ci avverte: i suoi cubi sono fatti di tasselli irregolari, spigoli dell'anima che nessuna logica potrà mai smussare per far coincidere le sei facce della perfezione. ​L'artista non è un risolutore, ma un osservatore partecipe del proprio disordine. Quando egli ammette di aver confuso persino l'unico lato uniformato, non sta dichiarando una sconfitta, ma sta celebrando l'Unicità. Ogni colore è un fattore della vita — fortuna, potere, fascino — rimescolato in un binomio cromatico che non cerca la soluzione, ma l'accettazione. Il Sublime, qui, non è nel completamento del gioco, ma nel coraggio di tenere il cubo in mano, di guardare i propri colori scomposti e dire, con una vertigine che tocca l'anima: 'in tutto questo caos, non ci sto neanche male'. Sebastiank trasforma l'errore in estetica e l'incapacità in libertà.