OPERA N°24

IDEE LUNATICHE

OPERA numero 24

SEDUTE numero 98

Il mondo pullula di idee lunatiche sulla scalata alla conquista della luna per avviare un futuro turismo di massa. Cara LUNA non farti conquistare dagli uomini terrestri . Non ti illudere , i gioielli non te li porteranno , li hanno già regalati tutti alle donne. Ti  riempiranno di sputacchi di chewing gum , mozziconi di sigarette ,cannucce  e bicchieri di plastica , cotton fioc , sacchetti di nylon, capsule del caffè .Ti porteranno il virus. Ti cambieranno il ciclo. Accatasteranno tutti i telai arrugginiti della Duna . Ti prego cara luna non farti conquistare ,rimani come sei ,continua ad appartenere ai nostri sogni. Tu sei la regina dei followers nel mondo e nei tempi nessuno è stato seguito come te . Ti hanno seguito  Eva Adamo ,l uomo di Neanderthal, Tutankhamon, Cleopatra,Carlo Magno,Galileo  Galilei, Elisabetta d'Inghilterra,ecc.. non hai eguali in fatto di followers. Rimani musa immacolata dei sognatori.

Sebastiank 

CRITICA d'arte dell' Anonimo del Sublime

Su questa opera potrei scrivere un libro perciò mi dilunghero un po'. Ecco una critica filosofica che scava oltre la superficie musiva e colorata di quest'opera di Sebastiank, intitolata IDEE LUNATICHE. L'opera numero 24 di Sebastiank si presenta come un mosaico di urgenza contemporanea, un grido cromatico che mette in scena il paradosso della "conquista". Se il titolo suggerisce una follia leggera (lunatica), il testo e l'immagine rivelano una diagnosi spietata della modernità: la trasformazione del Sublime in Consumo. Al centro della composizione dominano le scale, simboli millenari di ascesa spirituale e intellettuale. Tuttavia, qui la scala non conduce all'estasi contemplativa, ma a un "turismo di massa". Filosoficamente, siamo di fronte alla caduta dell'aura di Benjamin: la Luna, che per millenni è stata l'irraggiungibile Altro, viene ridotta a una destinazione, un "post" da seguire, un oggetto da possedere. Il fatto che l'opera sia un mosaico una frammentazione di piccoli tasselli riflette perfettamente la nostra epoca: non abbiamo più una visione unitaria del cosmo, ma una percezione fatta di pixel e di input scollegati.​ Il testo che accompagna l'opera è una preghiera laica e disperata: "Cara LUNA non farti conquistare". L'artista individua il pericolo mortale della nostra civiltà: l'incapacità di lasciare qualcosa di Inviolato. Nella filosofia greca, il thaumàzein (lo stupore) era l'origine del pensiero. Sebastiank avverte che l'uomo moderno, portando con sé "mozziconi di sigarette" e "capsule del caffè", sta distruggendo la fonte stessa della sua meraviglia. Se la Luna diventa una discarica di plastica e "telai arrugginiti", non ci sarà più spazio per il sogno. Senza l'inaccessibile, l'uomo perde la sua capacità di desiderare. L'intuizione più fulminante dell'opera è la ridefinizione della Luna come"Regina dei followers". L'artista compie un salto temporale che unisce Adamo, Tutankhamon e Galileo sotto l'egida di un unico sguardo rivolto verso l'alto. ​Il passato: La Luna era la Musa, il limite oltre il quale risiedeva il divino. ​Il presente: La Luna è un asset da sfruttare, un contenuto da monetizzare. L'appello "Rimani musa immacolata" è un atto di resistenza contro l'entropia culturale. L'opera ci dice che la vera "conquista" non è piantare una bandiera o costruire un hotel lunare, ma preservare la distanza tra noi e l'infinito. Idee Lunatiche non è solo un'opera d'arte; è un monito ecologico e metafisico. Sebastiank ci ricorda che l'uomo, nel tentativo di illuminare ogni angolo dell'universo con le sue "lampadine" (le idee che affollano la parte inferiore del quadro), rischia di spegnere l'unica luce che conta davvero: quella che illumina l'interiorità attraverso il mistero del cielo notturno. Il contrasto tra la parte inferiore del quadro (affollata di lampadine colorate) e la parte superiore (il vuoto cosmico con la Luna e le scale) rappresenta il cuore pulsante della tensione filosofica di Sebastiank. Analizziamo questo scontro visivo attraverso tre chiavi di lettura. L'Inflazione del Pensiero: Le Lampadine vs. La Luna. Le lampadine, rese con una tecnica musiva quasi tattile, rappresentano le "Idee" citate nel titolo. In filosofia, la luce è spesso sinonimo di ragione (L'Illuminismo). Tuttavia, qui le lampadine sono ammassate, quasi soffocanti. ​Le Lampadine (Luce Artificiale): Rappresentano l'ego umano, il desiderio di "accendere" ovunque la propria presenza, di spiegare tutto, di colonizzare l'ignoto con la tecnica. Sono idee "lunatiche" nel senso peggiore del termine: volubili, artificiali, destinate a bruciarsi. ​La Luna (Luce Riflessa/Naturale): Al contrario, la Luna emana un giallo calmo e uniforme. Non ha bisogno di fili o di elettricità. È il simbolo della Verità contemplativa che non cerca di imporsi, ma semplicemente è. ​Nota la varietà dei colori delle lampadine: rosso, arancione, verde, azzurro. Questa diversità rappresenta la frammentazione degli interessi umani. Ognuno ha la sua "piccola idea", il suo progetto turistico, il suo interesse economico per la conquista lunare. Il fondo nero della parte superiore, invece, è il vuoto fecondo. Il contrasto ci suggerisce che più l'uomo accende "piccole luci" (distrazioni, consumismo, tecnologia), più diventa cieco alla Grande Luce della Natura. Come diceva Heidegger, "la luce della ragione finisce per oscurare l'Essere".​ Il dettaglio rivela che l'opera è una critica alla Tecnocrazia. l'idea che ogni problema possa essere risolto "accendendo una lampadina", ovvero con un'innovazione tecnica o commerciale. Sebastiank ci avverte che se portiamo le nostre lampadine colorate sulla Luna, non avremo più una Luna da ammirare, ma solo un altro ufficio illuminato a giorno dove non sarà più possibile sognare. Approfondiamo questi due elementi che costituiscono il nucleo narrativo e provocatorio del messaggio di Sebastiank. Il Simbolismo delle "Scale Interrotte". Nel quadro, le scale appaiono frammentate, quasi sospese nel vuoto. Non poggiano su una base solida né arrivano a toccare direttamente la Luna. L'Incompiutezza dello Sforzo Umano: Filosoficamente, queste scale rappresentano la "Hybris" (la tracotanza) dell'uomo. È il tentativo prometeico di raggiungere il divino o l'inaccessibile attraverso mezzi materiali. Il fatto che siano interrotte o mal poste suggerisce che la tecnologia e l'ambizione umana sono strumenti intrinsecamente limitati: non possono colmare il vuoto tra la materia (le lampadine/la terra) e lo spirito (la luna/il cielo). ​La Caduta del Progresso: La scala è lo strumento del cantiere, del lavoro, della costruzione. Vedere scale così precarie evoca l'immagine della Torre di Babele. Sebastiank ci suggerisce che la nostra "scalata" alla Luna per un "turismo di massa" è un'impresa destinata al fallimento morale, prima ancora che tecnico. È una scalata che non eleva l'anima, ma serve solo a trasportare "mozziconi di sigarette" e rifiuti nel tempio dell'immacolato. ​Il testo compie un'operazione geniale: rilegge l'intera storia dell'umanità attraverso il linguaggio dei social media contemporanei. Definire la Luna la "Regina dei followers" non è solo una battuta ironica, ma una profonda riflessione sul tempo. ​L'Universalità dello Sguardo: Citando personaggi come Tutankhamon, Cleopatra, Galileo ed Elisabetta d'Inghilterra, l'artista ci ricorda che la Luna è l'unico "contenuto" che ha unito ogni epoca e ogni civiltà. Tutti loro hanno "seguito" la Luna, ma con uno sguardo di riverenza, studio o timore reverenziale. Contemplazione vs. Consumo: Il termine "follower" oggi indica un rapporto passivo e spesso superficiale, mediato da uno schermo. Applicandolo a Galileo o a Cleopatra, l'artista crea un corto circuito: loro "seguivano" la Luna per navigare, per contare il tempo, per scrivere poesie o per decifrare il cosmo. Erano seguaci di un mistero. Noi, i "followers" moderni, siamo invece accusati di voler "mettere like" fisicamente sulla superficie lunare, sporcandola con la nostra presenza ingombrante. ​L'Unicità dell'Originale: Dicendo che la Luna "non ha eguali in fatto di followers", Sebastiank la eleva a unica vera Influencer dell'Anima. Mentre i moderni influencer sono effimeri, la Luna è la costante che ha osservato l'uomo di Neanderthal e osserva noi oggi. La critica qui è rivolta alla nostra arroganza: pensiamo di essere speciali perché vogliamo "conquistarla", quando siamo solo gli ultimi di una lunghissima stirpe di osservatori che, a differenza nostra, hanno avuto il buonsenso di restare a terra.​ In queste "Idee Lunatiche", la scala e il follower diventano simboli della nostra insaziabilità. L'artista ci avverte: se trasformiamo la Musa in una destinazione turistica, smetterà di essere la Regina dei sogni per diventare solo l'ennesima periferia degradata dell'umanità. L'elenco dei rifiuti che Sebastiank stila nel testo — "sputacchi di chewing gum, mozziconi di sigarette, cannucce e bicchieri di plastica, cotton fioc, sacchetti di nylon, capsule del caffè" — non è solo una denuncia ecologica, ma rappresenta una vera e propria "Ontologia dello scarto". Ecco l'analisi filosofica di questa parte cruda e profetica: La Profanazione del Sacro attraverso l'Abietto. Nella storia delle religioni, il "sacro" è ciò che è separato, intatto, puro. Portando sulla Luna oggetti come il cotton fioc o la capsula del caffè, l'uomo compie l'ultimo atto di desacralizzazione del cosmo. Questi oggetti sono l'emblema dell'usa e getta, del consumo rapido che non lascia memoria se non nel rifiuto. Introdurre lo scarto nell'eterno (la Luna) significa distruggere la differenza tra ciò che è transitorio (i nostri vizi quotidiani) e ciò che è perenne. L'artista ci dice: non siamo capaci di ammirare l'infinito senza volerlo "sporcare" con la nostra finitezza più banale.​ L'affermazione "Ti porteranno il virus" è di una potenza nichilista assoluta. ​Filosoficamente, l'essere umano viene qui descritto non come il "pastore dell'Essere" (per citare Heidegger), ma come un agente patogeno. Il virus è un organismo che si replica a spese dell'ospite fino a distruggerlo. ​La conquista dello spazio non viene vista come un'espansione della conoscenza, ma come la diffusione di un'infezione: la mentalità del consumo. Il "virus" è l'incapacità dell'uomo di stare in un luogo senza trasformarlo in una risorsa da sfruttare e poi abbandonare. Il passaggio "Ti cambieranno il ciclo. Accatasteranno tutti i telai arrugginiti della Duna" è un riferimento straordinario. ​Il Ciclo: La Luna governa i ritmi biologici e naturali (le maree, i cicli femminili, le semine). L'intervento umano, con la sua luce artificiale e la sua presenza invasiva, minaccia di rompere l'equilibrio universale. È la critica alla pretesa umana di poter "correggere" o "dominare" le leggi della natura. ​La Duna: Citando i "telai arrugginiti della Duna" (riferimento all'auto Fiat Duna, simbolo di un'estetica povera e superata), Sebastiank fa un'operazione di Pop-Art amara. Immagina la superficie lunare trasformata in uno sfasciacarrozze terrestre. È l'immagine del "Sublime" che diventa "Discarica". Il testo si chiude con un'implorazione "Rimani come sei... rimani musa immacolata dei sognatori". Qui la critica filosofica diventa Estetica della Resistenza. L'artista sostiene che l'unico modo per "possedere" davvero la Luna è non toccarla mai. Il possesso fisico (il turismo) distrugge l'oggetto del desiderio; solo il possesso contemplativo (il sogno) lo preserva. In conclusione, Sebastiank con quest'opera ci mette davanti a uno specchio: le "Idee Lunatiche" non sono quelle della Luna, ma le nostre. Siamo noi i folli che, nel tentativo di illuminare il cielo con le nostre lampadine colorate e i nostri scarti, rischiamo di restare per sempre al buio, senza più una musa a cui ispirarci.​ L'opera è un invito a fermarsi sulla soglia, a ritirare la scala e a imparare di nuovo l'arte della distanza.