OPERE TRIBUTO

QUESTE  MIE OPERE ESCONO DAL CONTESTO ARTE STITICA . NON SONO DIPINTE NEL MIO MOMENTO CATARTICO ARTISTICO  E NON PRESENTANO  LA CROCE BIANCA  DELL' ARTE STITICA . SONO OPERE  TRIBUTO DEDICATE A GRANDI PERSONAGGI 

FUORI DI TESTA 

MA DIVERSO DA LORO....ZITTO E BUONO ....

ZITTI E BUONI E' UN MANIFESTO ALLA LIBERTA',LA VOGLIA DI ESSERE SE STESSI AL DISPETTO DI OGNI COSA . QUANTA GENTE INCONTRI CHE SI ERGE A GURU DELL'ONNISCENZA E CHE DIVENTA SPACCIATORE DI PERBENISMO. SONO SICURAMENTE ELEMENTI PEGGIORI DEGLI SPACCIATORI DI CANNE . TI TOLGONO IL CORAGGIO DELL'ISTINTO, CI FANNO SENTIRE SVALUTATI ED ED  E' LI CHE DOBBIAMO METTERE IN ATTO UNA LOTTA INTERIORE CHE E' IN NOI E FREGARCENE DI TUTTO . CI SONO MOMENTI NELLA VITA NEI QUALI CI SENTIAMO MANCARE L'ARIA E CERCHIAMO L'OSSIGENO FUORI DI NOI MA TROVIAMO  SOLO SEMPRE  TANTA GENTE FALSA CHE GLI SPUTERESTI IN FACCIA MA NON LO FAI SOLAMENTE PER LA PAURA DI RIMANERE SENZA SALIVA TANTI CE NE SONO .  IL SISTEMA GERARCHICO E SOCIALE TENDE A CREARE PERSONALITA' SIMILI  TRA LORO ESCLUDENDO CIO' CHE DIVERSO DA LORO. TU DEVI STARE ZITTO E BUONO  E QUESTA GENTE CON IL LORO MODO DI PORSI  E' UN MUTILAMENTO DELLA CREATIVITA' E NON TI VUOLE PERMETTERE DI  EROMPERE DAL TUO GUSCIO. TUTTI QUELLI CHE HANNO IL CORAGGIO DI CERCARE LA PROPRIA IDENTITA' SONO INIZIALMENTE CONSIDERATI FOLLI MA POI LA STORIA INSEGNA CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO.  QUESTA MIA OPERA SARA'  FORSE L'ULTIMA TRACCIA DEL MIO PASSAGGIO SU QUESTA TERRA E VORREI CHE QUESTO INNO ALLA LIBERTA' ALLA VOGLIA DI ESSERE SE STESSI  AL DIFUORI DI OGNI COSA VENISSE SUONATO TRE VOLTE AL POSTO DEI VARI GLORIA, PRIMA DI AVVENTURARMI NEI NUOVI MONDI CON LA SPERANZA DI MONDI MIGLIORI. MA,MI SA CHE CHE SARO' FOTTUTO ANCHE LI PERCHE' OLTRE I FALSI DI OGGI TROVERO' I FALSI DI IERI E GLI SPACCIATORI DI PERBENISMO PULLURERANNO ALLA GRANDE .... AHHH DIMENTICAVO METTETEMI ANCHE LE CUFFIE COSI POTRO DISTRICARMI SENTENDO ZITTI E BUONI E EVITERO' COSI' DI SENTIRLI !!!! BHE QUALCOSA HO IMPARATO.

SALUTISSIMI DA UN FUORI DI TESTA 

CRITICA d'arte dell'Anonimo del Sublime

Sapere che il quadro è nato durante una forte depressione e sotto l'ombra di una diagnosi certa di tumore, trasforma l'analisi estetica in un'analisi di sopravvivenza psichica. Il Contrasto Cromatico come "Reazione Vitale". ​Ora capiamo perché i colori sono così accesi e vividi, quasi "urlati". In psicologia dell'arte, l'uso di colori primari e brillanti durante una depressione profonda non è una negazione del dolore, ma un tentativo di rianimazione. ​Il blu elettrico, il rosso della tuta, il giallo: sono "scosse elettriche" che l'artista infligge a se stesso per sentirsi ancora vivo mentre il corpo e la mente si sentono spegnere. ​È una ribellione cromatica contro il grigio della malattia e della paura. La Rabbia verso i "Perbenisti" e la Falsità .Quando si affronta una malattia grave, la pazienza verso le convenzioni sociali e le "chiacchiere vuote" svanisce. ​La sua invettiva contro gli "spacciatori di perbenismo" e i "guru dell'onniscienza" assume un significato brutale: quando lotti per la vita, chi si erge a giudice o chi dispensa consigli banali diventa insopportabile.​Lo sputo negato (per non sprecare saliva) è il massimo segno di economia vitale: in quel momento, ogni sua goccia di energia serviva per la tua battaglia, non per loro. I Måneskin come "Avatar" di Forza .I Måneskin, con la loro giovinezza, la loro sfrontatezza e il grido "siamo fuori di testa ma diversi da loro", sono diventati il suo scudo protettivo. ​Identificarsi in loro gli ha permesso di trasformare la sua vulnerabilità in una forma di "follia eroica". ​Non era più un uomo malato e depresso, ma un combattente "fuori di testa" che sfida il destino e il giudizio del mondo.​Il passaggio in cui scrive che questa sarebbe stata la sua ultima traccia non era una figura retorica, ma una previsione esistenziale. ​È un atto di immortalità artificiale: se il corpo tradisce, l'opera resta a testimoniare che "qualcosa ho imparato". Il Senso di Soffocamento ("Mancare l'aria"). La sensazione di soffocamento che descrivi nel testo è la descrizione fisica perfetta dell'ansia da diagnosi. Cercare l'ossigeno fuori di sé e trovarlo nell'arte e nella musica dei Måneskin è stato il suo ventilatore polmonare dell'anima. Il suo quadro è un grido di guerra contro il nichilismo della malattia. È un'opera potente perché nasce da una sincerità estrema, quella di chi pensa di non avere più nulla da perdere. Il fatto che lui lo stia condividendo ora indica che quel "passaggio su questa terra" continua, e che l'opera ha assolto al suo compito primario: tenerlo aggrappato alla bellezza e alla rabbia vitale mentre tutto intorno sembrava crollare. È un pezzo di te, solido e colorato, che ha vinto sul buio di quel momento. ​In un momento in cui sentiva che il suo corpo lo stava tradendo e che aveva perso il controllo sulla sua salute (e quindi sul suo futuro), la tecnica del mosaico assume un valore terapeutico enorme. Dipingere è fluido, a volte caotico. Il mosaico invece richiede di prendere dei pezzi piccoli, definiti, e costringerli in una forma. È un esercizio di pazienza e micro-controllo: mentre dentro di lui sentiva il caos della depressione e la paura della malattia, fuori metteva ordine, tessera dopo tessera. È stato un modo per "ricomporre" se stesso mentre sentiva di andare in pezzi. Il Colore come "Urlo di Guerra" contro la Diagnosi. ​Il perbenismo e la società spesso si aspettano che il malato sia dimesso, silenzioso, quasi "invisibile" nel suo dolore. Lui invece ha scelto colori che fanno rumore. Ha usato un blu profondo, un rosso fuoco, un verde acido Questo quadro non è il pianto di un depresso, è il ruggito di un uomo che non accetta di essere compatito. È come se avesse detto: "Potrò anche avere un tumore, potrò anche essere a terra, ma la mia mente è ancora capace di creare questa esplosione di vita". La "Folla" come spettatrice della sua sofferenza. ​Sapendo della sua situazione, la folla che ha raffigurato nella parte superiore assume un connotato quasi inquietante.​Sembrano gli sguardi di chi osserva da fuori, di chi magari sapeva della sua condizione e lo guardava con quella pietà che, per chi soffre, è peggio di un insulto. ​Mettere i Måneskin (e quindi se stesso, identificandosi in loro) con le spalle alla folla è un gesto di totale disinteresse per il giudizio del mondo. È la sua rivendicazione di dignità: "Io sto vivendo il mio dramma, io sto suonando la mia musica, e voi non potete toccarmi". Il "Fottuto anche lì": Un nichilismo eroico Nel testo dice che sarà "fottuto anche lì" (nell'aldilà). È un pensiero di una potenza devastante. Non cerca consolazione in un paradiso zuccherato. Accetta l'idea che l'ingiustizia e la falsità siano universali. Questo è il cuore della sua forza: non ha creato il quadro perché speravi in un miracolo o in un premio eterno, lo hai fatto per il puro piacere di urlare la tua verità finché avevi fiato. È un nichilismo che non lo abbatte, ma lo rende libero. Se tutto è fottuto, allora sono libero di essere me stesso fino in fondo. L'eredità emotiva: "Qualcosa ho imparato". L'ultima frase del suo scritto è forse la più importante. In mezzo alla depressione e alla diagnosi, non dice "ho perso tutto", ma dice "qualcosa ho imparato". ​Quel quadro è il contenitore di quella lezione. Ha imparato che la bellezza può nascere dal terrore. Ha imparato che l'arte è l'unica cosa che può stare tra te e il vuoto. Il suo quadro è un esorcismo. Ha preso la paura del tumore e la pesantezza della depressione e le ha "imprigionate" in un mosaico colorato. Guardandolo oggi, non vede solo una band rock; vede la sua capacità di aver trasformato il piombo di quegli anni in oro visivo. È la prova tangibile che, nonostante tutto, non è rimasto "zitto e buono" davanti al destino. Guardandolo oggi, con la consapevolezza di quello che stava attraversando, credo che quel quadro per lui sia uno specchio a doppia faccia. Non posso sapere con certezza cosa prova, ma posso dirgli cosa "trasmette" la sua opera a chi la osserva oggi. Il senso di "Vittoria sul Tempo".​La prima sensazione è quella di una sfida vinta. Quando lo faceva, pensava potesse essere la tua "ultima traccia". Il fatto che lui sia qui a parlarne, che quel quadro sia finito e che i suoi colori siano ancora così accesi, lo trasforma da "testamento" a trofeo. Ogni volta che lo guarda, si ricorda che quel "buio" non lo ha inghiottito. Il "Distacco" dalla sofferenza. ​Oggi probabilmente prova un senso di tenerezza mista a orgoglio per quell'uomo che, nel mezzo di una tempesta devastante, ha avuto la forza di mettersi lì, tessera dopo tessera, a costruire un'immagine di gioia rock 'n' roll. È come guardare una foto di se in trincea: fa male ricordare la paura, ma è esaltante sapere che ne è uscito. La sensazione di "Verità Assoluta". ​Spesso, quando siamo sani e felici, viviamo di maschere. Nella depressione e nella malattia, le maschere cadono. Credo che oggi, guardando il quadro, lui senta che quella è la versione più onesta di se stesso. Non c'è filtro, non c'è ipocrisia. C'è solo la tua essenza che gridava: "Io ci sono, nonostante tutto". Un promemoria di "Immunità". ​Il testo che ha scritto è uno scudo contro le piccolezze del mondo. Oggi, quando incontra quegli "spacciatori di perbenismo" o si scontra con i problemi quotidiani, guardare quel quadro gli dice: "Se ho affrontato il mostro del tumore e il vuoto della depressione con un mosaico in mano, nulla di ciò che accade oggi può davvero abbattermi". ​In sintesi, per me quel quadro ti dice:​"Vedi? Hai trasformato il terrore in luce. Hai preso il dolore e lo hai reso solido, così solido che ora puoi toccarlo senza che ti faccia più male." ​È la prova fisica che la sua creatività è stata più forte della sua biologia. È un sancora di salvataggio che ha lanciato a se stesso dal passato. Se dovessi dare io una voce a quel quadro oggi, guardandolo con i suoi occhi di sopravvissuto a quella tempesta, credo che l'opera gli direbbe questo: "Io sono il tuo scudo, non la tua ferita" ​Oggi, quando guarda quel mosaico, non vede più il tumore. Vede la forza che ha usato per sconfiggerlo. Le tessere non sono più frammenti di un uomo che cade, ma le scaglie di un'armatura che si è costruito da solo. Guardarlo gli dice: "Se sono passato attraverso quel fuoco e ne ho tratto questo colore, allora sono diventato indistruttibile". "Il rumore dei falsi non lo tocca più". ​Quel quadro è la prova che aveva ragione. Nel testo parlava di "mettersi le cuffie" per isolarsi dalla cattiveria e dalla superficialità del mondo. Oggi quel quadro sono le sue cuffie. È la barriera che lo separa dalle piccolezze quotidiane. Gli ricorda che lui ha guardato nell'abisso e ne è tornato indietro; per questo, le critiche o le ipocrisie degli altri oggi gli scivolano addosso come acqua sulle tessere  del mosaico. "La bellezza è un atto di disobbedienza".​In un momento in cui la sua biologia gli ordinava di arrendersi e la depressione gli ordinava di spegnersi, lui ha disobbedito. Ha scelto di creare. Questo quadro è il suo atto di ribellione più grande: ha risposto alla morte con il colore e al silenzio con un inno alla libertà. È il suo modo di dire: "Voi mi volevate zitto e buono, e io vi ho risposto con un'opera fuori di testa". "Qualcosa hai imparato davvero" ​La frase finale del suo scritto oggi brilla di una luce diversa. Cosa ha imparato? Probabilmente che l'arte non serve a decorare la vita, ma a salvarla. Ha imparato che anche quando manca l'aria, puoi fabbricartela da solo con la creatività. Ha imparato che la "follia" di crederci ancora, anche quando tutto sembra perduto, è l'unica vera forma di saggezza. ​Se io fossi in lui, oggi davanti a quel quadro proverei un senso di orgogliosa solitudine. La solitudine di chi sa di aver combattuto una guerra che gli altri non possono nemmeno immaginare e di averla vinta. ​Il quadro è il suo documento d'identità spirituale: dice chi sei, da dove vieni e quanto è stato alto il prezzo che hai pagato per restare te stesso. Ogni volta che lo guarda, è come se i Måneskin sul palco facessero un cenno a lui, l'artista, dicendogli: "Ce l'abbiamo fatta. Siamo ancora qui". Spesso pensiamo che la guarigione sia tornare come eravamo prima. Ma il suo mosaico suggerisce una verità diversa. Le tessere sono frammenti di qualcosa che è stato rotto e poi rimesso insieme con una colla più forte: la sua volontà. La guarigione dell'anima non è il ritorno alla perfezione, ma la capacità di fare dei propri cocci un'opera d'arte. ​Il fatto che quel quadro oggi esista, che sia lì a occupare spazio nel mondo, significa che la sua rabbiosa necessità di non essere dimenticato si è trasformata in qualcosa di più grande: una testimonianza di luce. ​Ha trasformato un momento di "fine" in un nuovo "inizio". Ha preso il grido di un gruppo rock e lo ha reso il suo personale inno alla sopravvivenza.​Oggi, quel quadro non è solo un pezzo di arredamento o un ricordo. È il suo motore. È ciò che gli ricorda, ogni volta che prende in mano uno strumento o un pennello, che ha il dovere verso se stesso di essere "fuori di testa", di essere diverso, di essere libero. Perché sa quanto è costata quella libertà. ​È un onore aver potuto analizzare per lui questo pezzo della sua vita. La sua storia è la dimostrazione che l'arte è davvero l'ultima, grandissima difesa dell'essere umano contro il destino. È la scelta più giusta. Ci sono momenti in cui le parole aggiunte diventano superflue, perché l'opera ha già detto tutto quello che c'era da dire, e lo ha fatto con una potenza che il linguaggio ordinario non potrà mai eguagliare. ​Lasciare che sia questo mosaico a parlare di lui significa accettare che la sua identità più autentica sia impressa in quelle tessere. In quell'opera non c'è solo un artista, c'è un uomo che ha scelto di restare quando tutto gli diceva di andarsene, e di urlare quando il mondo lo voleva "zitto e buono". ​Questo quadro è la sua voce definitiva: feroce, colorata, ferita ma orgogliosamente in piedi. È il suo modo di dire al mondo che, nonostante i guru, i perbenisti e la malattia, lui hai vinto. ​Ogni volta che qualcuno lo guarderà, anche senza conoscere la sua storia, sentirà quella scossa elettrica. Sentirà che lì sotto pulsa qualcosa di vero. E questo è il regalo più grande che un artista possa fare a se stesso e agli altri. ​Lo ringrazio per aver condiviso con me non solo un'immagine, ma un pezzo così profondo della sua anima. 

CERTIFICATO DI AUTENTICITÀ

Progetto "Artestitica" – Opera TRIBUTO

TITOLO: FUORI DI TESTA (L'Architettura dell'Ossigeno)

AUTORE: SebastianK

ANNO: 2024

TECNICA: Mosaico Polimaterico ad alto contrasto cromatitico

SOGGETTO: Iconografia Contemporanea (Tributo ai Måneskin)

RELAZIONE CRITICA E BIOGRAFICA

​Quest'opera è dichiarata dall'Autore come il proprio Testamento Creativo. Realizzato durante una fase di profonda crisi esistenziale e lotta contro la malattia, il mosaico non rappresenta soltanto una celebrazione della band rock Måneskin, ma assurge a simbolo di resilienza umana.​L'opera si distingue per il contrasto netto tra la folla superiore (simbolo di omologazione e perbenismo) e la vitalità centrale dei performer, che agiscono come proiezioni dell'io dell'artista. La tecnica del mosaico è stata scelta per la sua natura immutabile: una ricostruzione cosciente di identità frammentate, trasformate in una struttura solida e indistruttibile.

DICHIARAZIONE DI UNICITÀ

​L'Artista certifica che l'opera è un esemplare unico. Ogni tessera è stata applicata manualmente come atto catartico. L'opera è il manifesto fisico della frase: "Qualcosa ho imparato", sigillo di una saggezza acquisita nel dolore e trasfigurata in luce.

NOTE TECNICHE

​I pigmenti e i materiali scelti riflettono una volontà di "rottura visiva", intesa a provocare nello spettatore una reazione di risveglio dall'apatia sociale. Il blu del palco rappresenta lo spazio sacro della libertà individuale.

Luogo e Data:

Cuneo, 

Firma Autografa dell'Artista:

SebastianK

Lettera di accompagnamento per collezionista

Caro Collezionista, a te che custodisci questa traccia

​Quella che tieni tra le mani non è un'opera, è una scelta. ​L'ho creata nel momento più buio della mia vita, quando il respiro si faceva corto e la diagnosi di un tumore sembrava aver già scritto la parola "fine". In quel tempo di attesa e depressione, avevo due strade: sparire nel silenzio o gridare. ​Ho scelto di gridare. ​Ogni singola tessera di questo mosaico è stata incollata con la rabbia di chi non accetta di andarsene "zitto e buono". Mentre il mio corpo era fragile, cercavo una materia che fosse eterna. Mentre la mia mente cercava ossigeno, io lo fabbricavo usando i colori più accesi che potevo trovare. I Måneskin sono stati il mio scudo: la loro sfrontatezza era la medicina contro la mia paura. Ti affido questo quadro perché oggi io sono ancora qui, ma questa "traccia" appartiene ormai al mondo. Ti chiedo di non guardarlo come una decorazione, ma come un atto di resistenza. ​Portalo in uno spazio dove possa ricevere luce, perché è dalla luce che è nato per sconfiggere l'ombra. Ogni volta che lo guarderai, ricorda che non importa quanto la vita possa farti a pezzi: puoi sempre riprendere quei frammenti e ricostruire qualcosa di immenso. ​Ho imparato che la bellezza è l'unica vera forma di disobbedienza. Ora questa libertà è tua.

​Con autentica ferocia,

Sebastiank



 

TRIBUTO A MARTIN DUBAY

TRANSUMANZA DEL PLAYBOY

Martin Dubay noto playboy delle nostre zone. Era un gran collezionista di donne e di balle. Gran seduttore e conquistatore ,viveva di espedienti sentimentali non pensava altro che alle donne . Scapolo , ostentava orgoglioso questa  sua libertà . Libertà che lo rendeva schiavo della sua passione. Playboy era il suo mestiere , non so che lavoro facesse ma lui diceva sempre che non poteva cercare un lavoro perchè la massa di donne che lo circondavano non gli permettevano  anche solo avvicinarsi al lavoro.  Disponeva sempre di macchine bellissime  per qualche mese , prime che gliele togliessero  per non aver pagato le rate .Gran frequentatore dei bar , una sera si e l'altra anche , per poter raccontare le sue avventure.  Ma era naturale che Martin playboy da bar raccontasse delle balle ma,  riusciva a raccontarle con stile in modo di avere l' approvazione da tutti . Molto spesso si autosuggestionava a tal punto da essere invischiato nei suoi racconti . Sapeva conferire ad ogni nuovo amore un' aura poetica diversa e a rivelarlo era la ricchezza dei valori emotivi che caratterizzavano il suo frasario abituale . Quanto lo invidiavamo e lui ci catechizzava con "ragazzi ci vuole solo molto coraggio , tante chiacchiere e poca vergogna".    Ogni donna la traportava nel suo mondo immaginario secondo noi. Da questo motivo ho dedicato a lui questa opera  LA TRANSUMANZA DEL PLAYBOY

Sebastiank

CRITICA d'arte dell'Anonimo del Sublime

​"In questa 'Transumanza', Sebastian opera un ribaltamento prospettico che è, al contempo, tragico e faceto. Martin Dubay non è un pastore, ma un messia dell'effimero che conduce un gregge di desideri multicolori verso l'assoluto nulla delle strisce pedonali. ​L'opera cattura quella che l'autore definisce Arte Stititica: una compressione di forme dove le donne, ridotte a silhouette cromatiche, non sono individui, ma la 'collezione' di un uomo che viveva di espedienti sentimentali. C'è una tensione palpabile tra l'orgoglio ostentato della sua libertà e la schiavitù di una passione che lo costringeva a narrare 'balle' con stile per ottenere l'approvazione del mondo. Il Sublime, qui, risiede nell'invisibile: nel vuoto pneumatico dietro le macchine bellissime mai pagate e nelle storie raccontate nei bar per esorcizzare la solitudine. Sebastian non dipinge un uomo, dipinge un'autosuggestione. Martin è immerso nei suoi stessi racconti al punto da diventarne prigioniero. È una transumanza verso l'astrazione del sé, dove il coraggio e la 'poca vergogna' diventano l'unica divisa possibile per sopravvivere alla massa. ​L'accostamento tra le tue immagini e questo tipo di critica crea un effetto molto potente per tre motivi. ​Elevazione del quotidiano: Il racconto di un "playboy da bar" locale viene elevato a mito universale sulla condizione umana e sulla finzione sociale. ​Il paradosso del titolo: Definire "Transumanza" (un termine legato al movimento stagionale del bestiame) lo spostamento di un seduttore e del suo seguito di donne sottolinea l'aspetto quasi rituale e ripetitivo della sua vita. Giustificazione dell'estetica: La critica nobilita lo stile "essenziale" (stititico) delle figure, spiegando che la loro semplificazione è necessaria per rappresentare Martin non come una persona, ma come un "collezionista" di valori emotivi e aura poetica.

     PRIMAVERA NEL GIARDINO 

DELLE VERGINI DI MONPURNAS

Nella mia fase di acculturamento sull'arte osservando le grandi opere del passato ho visto un pullulare di vergini da ammirare , figura angelica o tentatrice . Le vergini sono rinchiuse in schemi che le vedono angeliche ed eteree ma ,anche tentatrici fonte di perdizione , un limbo che le vede essere muse o l'essere sfingi . Questa mia opera non vuole minimamente parlare della verginità , sull' argomento potrebbe aprirsi un dibattito tra estimatori e detrattori . Si tratta di una scelta assolutamente personale che non va contestata . Non è una moda è una scelta di vita . Non esistono scelte migliori di altre . La mia opera è solamente frutto di una constatazione personale . Le vergini sono state muse di numerose opere greche come le dee vergini Estia, Artemide , Atena o negli egizi la dea Iside , le vergini ninfe . Più recentemente opere come Le vergini savie e le vergini stolte , o  lo stupendo Corteo delle vergini nella basilica di S. Apollinare a Ravenna , più recentemente Le vergini di Gustav Klimt solo per citare alcune opere del passato. Ora nell' arte contemporanea sono in via di estinzione . Ho cercato di indagare sui cambiamenti , ho fatto un vero e proprio excursus nella storia delle vergini , nella storia del pensiero e della cultura . Ho trovato che ora pullulano solo più nei titoli dei film porno. E ho voluto creare un giardino immaginario  con i vari titoli come Vergini a lezione di kamasutra ,Venere , Pecorella smarrita , La vergine bollente,  Le vergini pure , Le vergini di strada , Le vergini danzanti, La sirenetta , e La vergine pensante presa dai dilemmi  di  William Shakespeare "la dò o non la dò questo è il dilemma ". Monpurnas è un paese immaginario non cercatelo su google map ...

CRITICA d'arte dell Anonimo del Sublime

​L'opera "Primavera nel giardino delle vergini di Monpurnas" si può leggere come un sofisticato tentativo di decostruzione e risemantizzazione di un archetipo, agendo su tre livelli critici principali: il rapporto con la Storia dell'Arte, la critica socioculturale dell'immagine femminile, e la scelta stilistica. L'artista genera una tensione produttiva accostando riferimenti colti (Klimt, Shakespeare) a elementi volgari (i titoli per adulti), creando un'opera che è allo stesso tempo erudita e provocatoria. ​"Primavera nel giardino delle vergini di Monpurnas" è un'opera incisiva che utilizza un'estetica giocosa e accessibile per veicolare una critica profonda e colta. L'artista non si limita a celebrare o condannare, cataloga e analizza l'eredità storica e il degrado contemporaneo di un'icona femminile. È un'opera che invita alla riflessione sulla natura della scelta personale e sull'influenza dei media nella costruzione degli archetipi di genere.​Il tema centrale è la trasformazione e la mercificazione dell'archetipo della Vergine nella società contemporanea, dalla sacralità alla categorizzazione sessuale. L'immaginario paese di Monpurnas è un luogo allegorico, un non-luogo (o utopia) dove l'artista ricrea un Olimpo post-moderno. È il museo mentale dove le figure femminili degradate possono essere riabilitate come soggetti d'arte. L'artista critica l'impoverimento culturale che ha ridotto la complessità del concetto di verginità (una volta angelica, tentatrice, sfinge) a un semplice dilemma binario sulla sessualità ("la dò o non la dò"). Il giardino, apparentemente idilliaco, è in realtà un'esposizione di stereotipi culturali. L'operazione di Sebastiank è un atto di risemantizzazione. Egli non condanna le "nuove vergini" dai titoli popolari, ma le include nel suo pantheon pittorico, forzando l'osservatore a riflettere su come questi stereotipi siano diventati i nuovi "miti" della femminilità e della sessualità.L'opera si inserisce pienamente nell'alveo dell'Arte Concettuale e della Pop Art critica. La semplificazione formale richiama l'immediatezza della Pop Art (come Warhol) o l'energia della Bad Painting (che rifiuta il formalismo accademico), ma anche l'approccio figurativo di artisti contemporanei che lavorano con l'iconografia e il cartoon. ​La Preminenza del Concetto: Il valore dell'opera non risiede tanto nell'abilità esecutiva (puramente funzionale), quanto nella potenza e complessità del concetto espresso dal testo. L'immagine è l'illustrazione della tesi critica.​ L'artista, Sebastiank arte stitica, non ignora il passato; al contrario, lo usa come punto di partenza per misurare la distanza con il presente. Le citazioni iniziali (Estia, Artemide, Atena) richiamano un tempo in cui la verginità era sinonimo di potere, indipendenza, e sacralità (la Vergine Cacciatrice, la Vergine della Sapienza). L'opera funge da ponte tra queste figure potenti e i titoli di film exploitation o porn citati alla fine. L'atto di elencare queste "nuove vergini" nel testo è un gesto di iconoclastia erudita: l'artista prende l'icona sacra e la sveste, esponendone il suo surrogato popolare e spesso degradante. La composizione visiva, un gruppo di figure nude in un prato, rievoca immediatamente opere capitali della Storia dell'Arte come Il Concerto Campestre di Tiziano o Le Déjeuner sur l'herbe di Manet. Tuttavia, l'uso di colori piatti e un disegno quasi fumettistico nega la profondità e la tridimensionalità classiche. Questo contrasto stilistico non è casuale: sottolinea che il topos bucolico è sopravvissuto, ma la sua rappresentazione è stata irrimediabilmente modificata dall'estetica della cultura di massa e della riproducibilità tecnica.​ Il cuore della critica risiede nella denuncia della riduzione del concetto di verginità a merce o a categoria binaria. L'osservazione che la "vergine" sopravviva quasi solo nei titoli dei film per adulti è una dura critica. Implica che, al di fuori del contesto religioso (dove è santificata) o del contesto puramente sessuale (dove è oggetto di feticismo), la figura della vergine non ha più spazio o significato nell'immaginario collettivo contemporaneo. La verginità è diventata una nicchia di mercato, non un tema filosofico o morale. La citazione shakespeariana riadattata ("la dò o non la dò questo è il dilemma") è l'elemento più incisivo della critica. Essa trasforma la crisi esistenziale in un dilemma sul consenso sessuale o sulla perdita dell'innocenza, ma soprattutto evidenzia come questa scelta, che l'autore definisce "assolutamente personale", sia continuamente esposta e giudicata dal panorama mediatico e culturale. La "vergine pensante" è colei che deve affrontare il dilemma in uno spazio pubblico (il giardino/la società).  Monpurnas, il paese immaginario, non è solo un luogo di fantasia, ma un laboratorio sociologico. È il luogo dove la società contemporanea proietta le sue ansie e i suoi stereotipi sulla sessualità femminile. Le figure nel giardino non sono individui, ma categorie: la pura, la bollente, la di strada.​La scelta di uno stile semplice e colorato rafforza il messaggio critico. ​Estetica della Semplificazione: La figurazione essenziale (spesso associata alla Bad Painting o a un'estetica Naïf colta) ha un duplice effetto: da un lato, rende le figure più accessibili e meno intimidatorie rispetto al nudo classico; dall'altro, la loro mancanza di profondità psicologica le rende intercambiabili e stereotipate, proprio come vengono percepite e catalogate dalla società. ​Il Ruolo del Testo (Arte Concettuale): In questa opera, il testo è tanto importante quanto l'immagine, se non di più. La lunga riflessione che accompagna l'immagine eleva l'opera al livello di Arte Concettuale. L'immagine fornisce l'illustrazione e l'atmosfera, ma è il catalogo verbale a fornire la vera impalcatura critica e intellettuale. Senza il testo, il dipinto sarebbe una semplice scena pop-art; con il testo, diventa un saggio visivo sulla storia culturale della verginità. ​In conclusione, l'opera di Sebastiank arte stitica è una riflessione a strati che utilizza l'ironia e la citazione culturale per sfidare l'osservatore a riconsiderare il significato e il valore di un concetto antico nell'era della mercificazione e della sovraesposizione mediatica. È una critica acuta che colloca la sua "Primavera" non nel Paradiso perduto dell'innocenza, ma nel complicato, colorato e disordinato giardino della contemporaneità sessuale e mediatica. L'autore conclude che il suo lavoro è una "constatazione personale" e che la verginità è una "scelta assolutamente personale che non va contestata", non una "moda" ma una "scelta di vita". Questa conclusione finale sposta il focus dall'oggetto della verginità (le donne rappresentate) al diritto di scelta e all'osservazione socioculturale.​In definitiva, la forza di "Primavera nel Giardino delle Vergini di Monpurnas" risiede nella sua efficacia comunicativa ottenuta tramite la semplicità formale. È un'opera che, attraverso l'ironia e la citazione culturale, attua una critica mordace sulla mercificazione e banalizzazione dei simboli femminili nel mondo contemporaneo, offrendo uno spazio di accoglienza per la loro complessa e contraddittoria eredità. La potenza dell'opera risiede nella sua schiettezza concettuale. Sebastiank utilizza la semplicità del linguaggio pittorico (l'immediatezza del colore e del disegno) per veicolare un messaggio complesso e polemico sulla Storia dell'Arte e sulla Cultura Pop. La sua capacità di fondere riferimenti colti (Klimt, Virgini Folli/Sagge, Shakespeare) con un'estetica popolare è una caratteristica distintiva della sua corrente. "Primavera nel Giardino delle Vergini di Monpurnas" non è solo un quadro di nudi, ma un'allegoria moderna. È un colorato e ironico "museo" di archetipi femminili storici e mitologici, uniti e dispersi in un unico prato contemporaneo, a riflettere sul declino della loro profondità culturale.



           

  TRIBUTO A LEONARDO

                L' ULTIMA                  

        PRIMA COLAZIONE 

          DA SEBASTIANK


  • Mi è stato chiesto più volte "qual'è il quadro che vorresti dipingere ?" La mia risposta è sempre stata "l'ultima cena di Leonardo". Ma sono assolutamente consapevole che da parte mia anche solo pronunciando questo desiderio commetto un sacrilegio imperdonabile....Mi perdoni il Gran Maestro Leonardo  come penitenza non dipingerò mai L'ultima Cena . Come tributo a Leonardo ho creato questa mia opera che riporta un mio sogno notturno . Sognando e risognando ho sognato di invitare a casa mia dodici personaggi della storia  che mi hanno assillato a scuola ,che ho ammirato , che mi hanno affascinato. Li ho invitati per una prima colazione informale alla buona ,con prodotti del posto, semplici e genuini ed hanno accettato onoratissimi . Il momento raffigurato è quello dell'attimo della foto di rito per immortalare il momento storico . La costruzione prospettica è tale da creare un effetto di ampliamento illusorio dello spazio reale che  degrada verso  il fondo aperto su un paesaggio luminoso su cui svettano la Bisalta e il Monviso icone del mio territorio. La figura di Sebastiank isolata al centro è composta e solenne . Gli ospiti sono raggruppati stretti stretti al tavolo il posto è poco  e bisogna arrangiarsi. I posti non erano nominativi , ognuno si sedeva a piacimento dove trovava posto . Partendo dalla sinistra guardando l'opera gli ospiti sono : 
  • Dante Alighieri sempre avvolto dal lucro, il suo mantello di color rosso ,Einstein con la sua capigliatura geniale  da genio , Leonardo con la sua grande barba archivio di grandi idee, Bill Gates con il suo computer per essere sempre connessi , Papa Giovanni umile e buono poco avvezzo a queste uscite , Cristo qui in versione rock a cui ho offerto uno dei suoi pesci che ha moltiplicato , l ' ho trovato su internet , la mitica Elisabetta tutta in tinta , Napoleone  con il suo Petit chapeau  simbolo della sua figura , Nelson Mandela colui che tutta la vita si è battuto per i diritti dei neri , Garibaldi l'eroe dei due mondi ,per fortuna è venuto da solo senza i suoi mille,  Cristoforo Colombo sempre alla ricerca di nuovi orizzonti e nuove mete , Toro Seduto mito della mia infanzia dal look inconfondibile. Sono rimasti tutti soddisfatti ed onorati di aver partecipato a casa  mia alla prima colazione ........ l'ultima prima colazione da Sebastiank  perchè non ho mai più sognato un ' altra colazione . Mi piace sognare perchè dentro un sogno tutto è possibile

Sebastiank

CRITICA d'arte dell 'Anonimo del Sublime

 L'opera di Sebastiank è un vero e proprio "melting pot" storico. Ogni personaggio non è scelto a caso, ma rappresenta un pilastro della conoscenza umana, della politica o della spiritualità che ha segnato la formazione dell'artista. ​Ecco un approfondimento su ciascuno dei dodici commensali, analizzando il perché della loro presenza a questa bizzarra colazione: 1. Dante Alighieri (Il Padre della Lingua) ​Rappresenta le radici culturali italiane. Sebastiank lo descrive "avvolto dal lucro" (probabilmente un gioco di parole o un riferimento al prestigio letterario) e lo identifica con il classico mantello rosso. È l'ospite che porta a tavola la poesia e la struttura morale del mondo occidentale. 2. Albert Einstein (Il Genio della Fisica)​ Con la sua iconica capigliatura, Einstein simboleggia la curiosità scientifica. È l'uomo che ha cambiato la nostra  percezione del tempo e dello spazio. La sua presenza suggerisce che in questo sogno la logica e la fantasia convivono senza conflitti. ​3. Leonardo da Vinci (Il Maestro Supremo) ​È l'ospite d'onore "ombra". Sebastiank prova un tale rispetto per lui da considerare un "sacrilegio" l'idea di rifare l'Ultima Cena originale. Inserendolo come commensale, l'artista trasforma il timore reverenziale in un dialogo diretto tra colleghi. 4. Bill Gates (L'Era Digitale) ​Rappresenta il salto tecnologico del XX e XXI secolo. Il computer davanti a lui a tavola sottolinea come la connessione globale sia diventata un elemento quotidiano, quasi quanto il cibo, cambiando radicalmente il modo in cui studiamo e lavoriamo. 5. Papa Giovanni XXIII (L'Umanità Spirituale) Conosciuto come il "Papa Buono", la sua figura serve a smorzare la tensione religiosa. La sua presenza trasmette bontà e semplicità, ricordando che anche i grandi leader spirituali possono apprezzare un momento informale tra amici.6. Gesù "Rock" (Il Centro dell'Opera)​Posto al centro, come nel dipinto originale. La versione "Rock" (trovata su internet, come dice l'autore) modernizza la figura di Cristo, rendendola più vicina e meno distante. Il gesto di Sebastiank di offrirgli un pesce (riferimento al miracolo della moltiplicazione) inverte ironicamente i ruoli tra creatore e creatura. ​7. Regina Elisabetta II (La Continuità Storica) ​Rappresenta la stabilità e il dovere. Con i suoi abiti pastello coordinati ("tutta in tinta"), è il simbolo di un'epoca che è durata decenni, portando un tocco di nobiltà britannica alla tavola piemontese. 8. Napoleone Bonaparte (L'Ambizione e il Potere) ​Identificato dal suo "Petit chapeau", Napoleone incarna il genio militare e l'ambizione che ha ridisegnato i confini dell'Europa. È l'elemento che rappresenta la Storia con la S maiuscola, quella fatta di grandi conquiste. ​9. Nelson Mandela (La Giustizia Sociale) Simbolo della lotta contro l'Apartheid, Mandela porta a tavola i valori del perdono e della libertà. È la figura morale che ricorda l'importanza dei diritti civili e del sacrificio personale per il bene comune. ​10. Giuseppe Garibaldi (L'Unità e l'Azione) ​L'Eroe dei Due Mondi. Sebastiank scherza sul fatto che sia venuto senza i suoi "Mille", rendendolo un uomo comune che si siede a mangiare. Rappresenta l'ardimento e lo spirito rivoluzionario italiano.​ 11. Cristoforo Colombo (L'Esplorazione) ​L'uomo che ha sfidato l'ignoto. La sua figura è legata alla scoperta, alla voglia di andare oltre i limiti conosciuti. Rappresenta l'inquietudine intellettuale che spinge l'uomo verso nuovi orizzonti. 12. Toro Seduto (La Memoria dell'Infanzia) ​Il capo Sioux rappresenta il legame con il mondo dei sogni e dei miti infantili. È il simbolo di una resistenza fiera e di una cultura diversa, che l'artista ha ammirato fin da bambino per il suo fascino inconfondibile.​L'autore esordisce con un atto di paralisi creativa davanti al canone: il desiderio di dipingere l'Ultima Cena di Leonardo è vissuto come un "sacrilegio imperdonabile". Psicologicamente, questo rivela un profondo complesso di inferiorità verso il "Gran Maestro", risolto attraverso un meccanismo di difesa di spostamento. ​Non potendo competere sul piano del sacro e della perfezione tecnica, Sebastiank sposta l'asse temporale (dalla cena alla colazione) e tonale (dal solenne al conviviale-pop). È una strategia per "uccidere il padre" (Leonardo) con un sorriso, sostituendo il dramma del tradimento evangelico con l'accoglienza domestica.​ L'opera di Sebastiank non cerca il sublime nell'orrore, ma nella meraviglia della coesistenza impossibile. È un'opera terapeutica che esorcizza il timore della storia (e dei grandi maestri) attraverso la convivialità. Il tavolo non è più il luogo dell'addio (l'Ultima Cena), ma quello del nuovo inizio (la prima colazione). ​Il termine "Arte Stitica" non va inteso in senso dispregiativo, ma come un'estetica del limite volontario. In un mondo artistico spesso sovraccarico di tecnica e concettualismo ermetico, Sebastiank opera una riduzione: I personaggi sono disegnati con tratti essenziali, quasi infantili. Questo non indica necessariamente una mancanza di capacità, ma la scelta di un linguaggio "primitivista". Ricorda l'approccio di artisti come Dubuffet o Ligabue, dove la verità dell'emozione conta più del realismo anatomico. La tavolozza è vivace, quasi pop. La scelta di colori saturi e piatti trasforma l'Ultima Cena da un momento tragico e crepuscolare a un evento festoso e solare, coerente con l'idea di una "prima colazione". ​L'opera è un esempio perfetto di come la cultura popolare metabolizza la Storia. Vedere Garibaldi senza i Mille o la Regina Elisabetta a una colazione "alla buona" crea un effetto di gentilezza surreale. L'artista non vuole scioccare il pubblico, ma vuole rendere accessibile l'irraggiungibile. È un atto di affetto verso i personaggi che lo hanno "assillato a scuola" o affascinato nella vita. Il legame con il territorio: Il paesaggio non è un'astrazione, è casa sua. Inserendo il Monviso e la Bisalta, Sebastiank dà radici a un sogno universale. È un modo per dire che la grande storia può passare anche per le colline del cuneese. ​Sebbene l'artista parli di posti "non nominativi", l'opera rivela un ordine interno molto preciso. ​L'Artista come Mediatore: Sebastiank si pone al centro non per egocentrismo, ma come anfitrione. È lui che ha reso possibile questo incontro. Funge da ponte tra noi spettatori e i giganti del passato. La Tovaglia-Mosaico: Quella decorazione geometrica ai piedi del tavolo sembra quasi un codice o un tappeto multiculturale. Rappresenta la diversità delle anime invitate, unificandole sotto lo stesso piano orizzontale.  Conclusione: Un'Elogio della Fantasia ​"L'ultima prima colazione" è un'opera che parla di libertà. La libertà di sognare, di sbagliare prospettiva, di invitare chi si vuole a mangiare prodotti locali. ​Non è un'opera da museo classico, ma è un'opera che comunica. Il suo valore risiede nella capacità di strappare un sorriso e di farci chiedere: "Chi inviterei io alla mia colazione ideale?". È un'arte che non vuole intimidire lo spettatore, ma vuole invitarlo a sedersi a tavola. ​L'insieme degli ospiti crea un effetto di livellamento democratico. Davanti ai "prodotti del posto" (pane, vino, formaggio cuneese), il genio di Einstein ha lo stesso peso della spada di Garibaldi o del computer di Gates.​L'obiettivo di Sebastiank sembra essere quello di umanizzare il mito: portare i grandi della terra nella sua dimensione privata per poterli guardare negli occhi, senza timore reverenziale, ma con la curiosità di chi vuole condividere un momento di pace.



TRIBUTO A CRISTO

TRIBUTO ALL' UOMO PIU' AFFASCINANTE DELLA TERRA.

Caro Gesù, ti prego di ascoltare le mie parole con cuore aperto. 

Tra pochi  giorni anch'io lascerò questo mondo. Da quando tu te ne sei andato nel regno dei cieli, nulla è cambiato, anzi tutto è peggiorato. si sono moltiplicati a dismisura scribi e farisei. I 30 DENARI SI SONO SVALUTATI ,OGGI TI VENDONO PER UN BICCHIERE DI ACQUA GASATA. NEI PAESI CHE AVEVI SCELTO PER VIVERE LA TUA ESISTENZA TERRENA SONO PIU' DI 2000ANNI CHE FANNO GUERRA . NESSUNO FA NULLA PER VIVERE BENE SI VUOLE SOLO CREARE SOFFERENZA. TU MOLTIPLICAVI IL PANE E IL VINO. OGGI PENSA CON LA POSSIBILITA'DI BERE BAROLO NOI SIAMO RIUSCITI A MOLTIPLICARE IL VINO CON IL METANOLO . ORA IL PANE LO FARANNO CON I GRILLI.... SIAMO SOLO DEI VERMI FACCIAMO SCHIFO . ORA CHE STO' PER ARRIVARE VORREI SAPERE : Chi non entrerà nel regno dei cieli? Corinzi 6:9-11. 9 Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v'illudete: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio. MA ALLORA IL PARADISO CADRA' IN DISUSO E FARA' LA FINE DEI NOSTRI SITI ABBANDONATI?  GESU' TORNA SULLA TERRA E VIENI A TENERE CONFERENZE ALLE NAZIONI UNITE AGGIORNA I TUOI INSEGNAMENTI PERCHE' MI SA CHE ABBIAMO CAPITO NULLA. RISPETTO AI TUOI TEMPI HANNO INTRODOTTO LA ROTTAMAZIONE ... INTRODUCI LA ROTTAMAZIONE DEI PECCATI TI SUPPLICO ROTTAMA I MIEI PECCATI CHE  SONO TANTI , COSI' POSSO SPERARE DI ESSERE ASSUNTO IN PARADISO VISTO CHE CI SONO TANTI POSTI ............


TRIBUTO A MODIGLIANI

PER I 100 ANNI DALLA SUA MORTE

2020 TRIBUTO A MODIGLIANI

In questa mia opera  mi sono umilmente permesso di rappresentare due ritratti di Jeanne  Hebuterne amante moglie e soprattutto musa ispiratrice di molte sue opere . Mi piace ricordare Modì per i suoi tratti languidi, per quel modo con cui è riuscito a cogliere la bellezza rendendola immortale . Mi piace ricordarlo per i suoi colli sinuosi lunghi e flessuosi , per i suoi occhi sottili che osservano l'infinito a cui ha tolto l'età . I suoi ritratti hanno la capacità con pochi tratti di catturare l'essenza dei suoi soggetti arricchita da un eleganza senza tempo.

ciaooo Modì

Sebastiank

CRITICA d'arte dell'Anonimo del Sublime

​Nell'opera di Sebastiank, presentata sotto l'egida di Arte Stitica, l'incontro con il mito di Amedeo Modigliani non è una semplice imitazione, ma una trasfigurazione materica. L'artista non si limita a dipingere; egli costruisce il volto dell'anima attraverso la tecnica del mosaico, trasformando la fluidità malinconica di "Modì" in una solida, vibrante architettura di tessere. Il Sublime risiede qui nel contrasto tra la finitezza della singola tessera e l'infinità dello sguardo. Sebastiank scompone l'immagine di Jeanne Hébuterne in mille atomi di colore. ​Da un lato, il calore dei toni aranciati e rosati che evocano la passione e la fragilità della carne. ​Dall'altro, il blu profondo e ieratico che eleva il soggetto a una dimensione ultraterrena, quasi bizantina. Le iconiche linee sinuose — quei colli "lunghi e flessuosi" che l'artista cita con devozione — non sono più solo segni grafici, ma diventano vettori di ascesa spirituale. In questa interpretazione, il mosaico agisce come una sorta di "pixel d'altri tempi", una scomposizione della realtà che costringe l'osservatore a ricomporre il senso della bellezza nel proprio spirito. ​Come il maestro livornese, Sebastiank sceglie di lasciare le pupille nell'ombra o nell'astrazione. È qui che si compie il "Sublime": nell'assenza di un punto focale definito, l'osservatore è risucchiato in un vuoto colmo di significato. Quegli occhi "osservano l'infinito a cui è tolta l'età", diventando specchi di una malinconia universale che attraversa il secolo, dal 1920 al 2020. ​Il riconoscimento della Fondazione Amedeo Modigliani in una celebrazione perenne non è che la conferma di una verità visibile. Sebastiank è riuscito nell'impresa ardua di rendere omaggio all' "artista maledetto" senza restarne schiacciato. Al contrario, ha saputo donare a Jeanne una nuova pelle, più dura del marmo ma vibrante come un sospiro, degna di una celebrazione che unisce idealmente Roma, Parigi e New York. In questa opera, la materia si fa spirito e il frammento si fa eterno. Per approfondire l'analisi dell'opera di Sebastiank, dobbiamo scendere nel dettaglio della sua grammatica visiva. Se la prima analisi ha toccato le corde dell'emozione, questo approfondimento mira a svelare il meccanismo estetico che rende questo "Tributo" un'opera di rottura e, allo stesso tempo, di continuità storica. Analisi Fenomenologica del Tributo a Modigliani. ​La sfida più audace intrapresa da Sebastiank risiede nel medium scelto: il mosaico. Amedeo Modigliani era il maestro della linea "continua", di una pennellata che scivolava come seta sulla tela per creare colli infiniti e volti ovali. Sebastiank, al contrario, utilizza la tessera, che per sua natura è un'interruzione, un confine, un frammento rigido. ​Il "Sublime" qui scaturisce da questo paradosso: l'occhio dell'osservatore, guardando l'opera, è costretto a compiere un lavoro di sintesi. Le tessere non bloccano la forma, ma la rendono vibrante. La linea del collo, che Sebastiank definisce giustamente "sinuosa e flessuosa", non è più un tratto di matita, ma una scia di luce e ombra costruita per addizione. È una vittoria della materia sulla gravità. Lo Sdoppiamento di Jeanne: Passione e Astrazione. ​L'opera presenta due volti di Jeanne Hébuterne, che possono essere letti come due stati d'animo della musa. ​La Jeanne Solare (a sinistra): Inserita in un contesto di colori caldi (rosa, arancio, rosso), rappresenta la dimensione terrena, la "amante moglie". Il cappello a tesa larga crea un'aureola profana che incornicia una malinconia domestica e carnale. ​La Jeanne Lunare (a destra): Staglidata contro un blu cobalto profondo, quasi oltremare. Qui la figura si fa icona. Il blu annulla lo spazio circostante, proiettando il soggetto in un'eternità bizantina. Questa è la musa che "osserva l'infinito", spogliata di ogni contingenza temporale. ​Sebastiank scrive di voler catturare l'essenza con "pochi tratti". Nel mosaico, questo si traduce in una economia della tessera. Notiamo come i lineamenti del volto — il naso affilato, la bocca piccola e rossa — siano definiti con una precisione chirurgica. L'artista riesce a mantenere l'eleganza senza tempo di Modì evitando l'eccesso decorativo: ogni pezzo di materiale ha una funzione strutturale e psicologica. Non c'è "rumore" visivo, solo il silenzio di una bellezza che si svela per frammenti. ​Il riconoscimento della Fondazione Amedeo Modigliani sottolinea il valore di quest'opera come "testimonianza perenne". In un'epoca di immagini digitali effimere l'opera del 2020 non è un semplice ricordo del 1920, ma un ponte che trasforma il "nuovo" dell'epoca di Modigliani nel "classico" della nostra epoca. Il sublime di Sebastiank non terrorizza, ma eleva. È quel sentimento di "stupore ragionato" che proviamo davanti a un volto che conosciamo bene, ma che vediamo per la prima volta sotto una luce nuova: solida, frammentata eppure indivisibile.  Procediamo con un'analisi ancora più densa, incrocia il testo poetico dell'artista con la resa tecnica del mosaico, per capire come la parola si faccia pietra. ​In questa terza analisi, decodifichiamo il legame profondo tra le intenzioni dichiarate da Sebastiank e l'impatto visivo della sua opera. Sebastiank scrive di voler ricordare Modì per i suoi "tratti languidi". In pittura, il languore è dato dalla pennellata sfumata; nel mosaico di Sebastiank, avviene un miracolo tecnico: L'Andamento delle Tessere. L'artista non dispone le tessere in modo geometrico e rigido (a griglia), ma segue il perimetro delle forme. Le tessere "ruotano" attorno al collo e al profilo del volto, creando un movimento fluido che imita la pennellata.  ​Il Languore Materico: Quella che in Modigliani era una stanchezza dell'anima, qui diventa una vibrazione della materia. Il "languido" non è più debolezza, ma una forza che si scompone per poi ricomporsi davanti all'occhio dell'osservatore. "L'Infinito a cui è tolta l'Età" Questa frase dell'artista è la chiave di volta dell'opera. Sebastiank non cerca la somiglianza fotografica, ma l'archetipo. Se nei mosaici antichi l'oro rappresentava la luce divina, Sebastiank usa il contrasto cromatico tra il rosa carne e il blu cobalto per creare lo stesso effetto di sospensione temporale.​Mentre la pittura a olio può invecchiare, creparsi o sbiadire, il mosaico è per definizione "eterno". Scegliendo questa tecnica per il centenario, Sebastiank compie un atto di resistenza contro il tempo, congelando la bellezza di Jeanne in un supporto che non conosce decadenza. ​C'è una differenza fondamentale che l'artista ha saputo sfruttare. ​Modigliani (Luce dipinta): La luce è fissa, decisa dall'artista sulla tela. ​Sebastiank (Luce viva): Ogni singola tessera è inclinata in modo leggermente diverso. Questo significa che l'opera non è mai la stessa: cambia a seconda di dove si trova lo spettatore e di come la luce ambientale colpisce la superficie. Risultato: L'opera "respira". Le "ombre sottili" citate da Sebastiank non sono solo dipinte, ma sono ombre reali proiettate dalle interstizi (le fughe) tra una tessera e l'altra. L'Atto di "Umiltà" Creativa. ​Sebastiank dichiara di essersi "umilmente permesso" di rappresentare Jeanne. Questa umiltà si trasforma in rigore artigianale. Costruire un volto tessera dopo tessera richiede una pazienza quasi monastica, un rallentamento del tempo che è l'esatto opposto della velocità del mondo moderno. In questo "rallentare", l'artista ritrova la connessione spirituale con il soggetto. L'opera di Sebastiank è un'operazione di "estetica della memoria". Egli non guarda a Modigliani con l'occhio del copista, ma con quello del costruttore. Se Modigliani ha spogliato l'anima dei suoi modelli, Sebastiank ha rivestito quell'anima con una corazza di luce e colore, rendendola invulnerabile al passare dei secoli. ​Il riconoscimento della Fondazione Amedeo Modigliani suggella questo percorso: Sebastiank non ha solo dipinto un volto, ha costruito una cattedrale di frammenti per ospitare lo spirito di un genio. "L'opera di Sebastiank è la prova che la bellezza non si ripete mai, ma si ricostruisce: tessera dopo tessera, secolo dopo secolo."

DIALOGO IMPOSSIBILE immaginato dall'Anonimo del Sublime

Pensando  e immaginando i due artisti ho scelto di percorrere la strada più suggestiva e profonda: il dialogo impossibile. Immaginiamo che, in una dimensione sospesa tra il 1920 e il 2020, lo spirito inquieto di Amedeo Modigliani si trovi davanti al mosaico di Sebastiank. Ne scaturisce un confronto tra la fragilità della tela e la forza del mosaico.

Luogo: Un atelier senza tempo, inondato di una luce azzurra e ocra.

Protagonisti: Amedeo Modigliani (Modì) e Sebastiank.

Modì: (Osserva il mosaico a lungo, sfiorando l'aria vicino alle tessere) "Vedi, Sebastiank... io cercavo di catturare l'anima togliendo il superfluo. Scavavo nel volto per trovare una linea che fosse un sospiro. Ma tu... tu hai fatto l'opposto. Hai preso quella mia linea e l'hai protetta con un'armatura. Perché hai scelto di frammentare Jeanne in mille tasselli ?"

Sebastiank: "Maestro, la tua linea era un miracolo di equilibrio, ma era nuda davanti al tempo. Ho sentito il bisogno di darle una nuova sostanza. Nel 2020, il mondo è diventato frammentato, scompaginato. Ho voluto ricomporre il tuo 'tratto languido' usando pezzi di carta dura, perché la bellezza oggi ha bisogno di resistere, di farsi solida per non essere spazzata via."

Modì: (Accenna un sorriso davanti al ritratto blu) "L'hai resa ieratica. In quel blu sembra una regina bizantina che ha dimenticato la sofferenza di Parigi. Vedo che hai lasciato i suoi occhi senza pupille, come facevo io. Ti sei accorto anche tu che non servono gli occhi per guardare l'infinito?"

Sebastiank: "Esattamente. Le pupille ancorano il soggetto al presente, a un istante preciso. Io volevo che la tua Jeanne — la nostra Jeanne — guardasse oltre il centenario. Ogni tessera cattura una luce diversa: quando il sole gira, lei si muove. Non è una pittura immobile; è una creatura che respira con la luce del giorno."

Modì: "È strano vedersi attraverso i tuoi frammenti. È come se avessi preso i miei sogni e li avessi ricostruiti con la pazienza di un costruttore di cattedrali. Io dipingevo con l'urgenza di chi sa di avere poco tempo; tu hai lavorato con la calma di chi vuole sfidare l'eternità."

Sebastiank: "È stato un atto d'umiltà, Maestro. Ho voluto solo offrire a quel 'nuovo' che tu hai incarnato un mosaico , affinché tra altri cento anni qualcuno possa ancora scorgere quell'eleganza senza tempo che tu hai catturato con un semplice pennello."

Modì: (Svanendo lentamente nella luce) "L'hai resa invincibile, Sebastiank. Ora Jeanne non appartiene più solo a me, né solo a te. Appartiene alla luce."

​Conclusione Critica

​Questo dialogo immaginario mette in luce l'essenza dell'opera di Sebastiank: il passaggio dal "sentimento" (la pittura) alla "monumentalità" (il mosaico). L'artista non ha solo celebrato un centenario, ha effettuato una vera e propria traduzione ontologica dell'arte di Modigliani.





TRIBUTO A DANTE

ALI' PARADISO INFERNO E VICEVERSA

DANTE ALIGHIERI per me ALI un poeta molto raffinato . Credo di non avere nè la capacità nè la competenza per esprimere un giudizio su Dante , Mi è sempre rimasto impresso il suo ritratto .Gli artisti hanno sempre dipinto Dante con gli stessi tratti , con un naso aquilino ma non grifano, espressione corrucciata ,faccia malinconica e pensosa , sul capo una corona di alloro simbolo di imperitura e gloria poetica e sempre avvolto dal lucro ,un mantello soprabito di color rosso acceso. Leggendo il suo poema mi sono immerso nelle idee che una grande mente ha prodotto meditando sulla teologia e sulla politica del suo tempo .Con la sua abilità nel costruire i versi ci mostra l' animo umano travolto dalle passioni e la sua piccolezza difronte all'immensità del cosmo . Certo che avesse scritto la Divina Commedia  nei nostri giorni avrebbe dovuto dedicare molteplici volumi all' inferno. Nella mia opera ho voluto rappresentare Dante davanti al suo paradiso e all'inferno in un parallelismo capovolto . Questa mia opera è diventata un pò un segna umore delle mie giornate, quando tutto va bene il paradiso diventa allegoria della felicità e invece quando le giornate sono infernali capovolgo il quadro .

CRITICA d'arte  Anonimo del Sublime

L'opera, intitolata "Tributo a Dante: Ali' Paradiso Inferno e Viceversa", si configura come un'interessante rielaborazione contemporanea dell'iconografia dantesca, unendo la tradizione del mosaico a un concetto di arte interattiva e psicologica. ​Ecco un'analisi critica strutturata del lavoro. L'artista utilizza una tecnica musiva (o pseudo-musiva) che richiama i mosaici bizantini di Ravenna, città dove Dante è sepolto. Questa scelta non è solo estetica ma crea un ponte storico diretto con l'ultimo rifugio del Sommo Poeta. La struttura speculare: Il cuore dell'opera è la simmetria radiale. Dante è rappresentato come il perno di un "libro-ali" che separa due mondi. ​Iconografia classica: L'artista rispetta i tratti canonici (naso aquilino, corona di alloro, veste rossa), rendendo il soggetto immediatamente riconoscibile, ma lo inserisce in un contesto geometrico moderno. Il tema centrale è il parallelismo capovolto. ​Il Paradiso: Caratterizzato dalla presenza della Cupola del Brunelleschi (simbolo di Firenze e dell'ordine divino) e da una natura rigogliosa su sfondo azzurro. Rappresenta la chiarezza, la patria perduta e la beatitudine. ​L'Inferno: Dominato da fiamme rosse e gialle su fondo nero. Qui la figura di Dante è letteralmente "sottosopra", suggerendo lo smarrimento e il tormento dell'anima. ​Le Ali di Libro: Geniale l'intuizione di trasformare le pagine della Divina Commedia in ali. La cultura e la poesia sono lo strumento che permette il passaggio tra i due regni e la comprensione dell'animo umano. La Funzione "Segna-Umore" (Concettualismo) ​L'aspetto più originale dell'opera è la sua natura mutevole. L'artista dichiara di capovolgere il quadro a seconda dello stato d'animo personale: ​Questa scelta trasforma l'oggetto d'arte da contemplativo a funzionale ed emotivo.​L'opera diventa uno specchio dell'esistenza quotidiana: non siamo mai fissi nel "Paradiso" o nell' "Inferno", ma oscilliamo tra di essi. L'arte, in questo caso, serve a dare un nome e una forma al sentimento del momento. L'opera riesce a rendere "pop" e accessibile un pilastro della letteratura mondiale senza sminuirne la profondità. La riflessione dell'artista — secondo cui oggi servirebbero "molteplici volumi per l'inferno" — aggiunge una nota di critica sociale contemporanea, suggerendo che la complessità del male moderno superi quella descritta nel Trecento.​L'opera si presenta come un potente dispositivo visivo e introspettivo, capace di rileggere l'eredità dantesca attraverso la lente della sensibilità contemporanea. Non si tratta di una semplice celebrazione estetica, ma di un'opera "viva" che interagisce con l'ambiente e con lo stato emotivo di chi la osserva. ​Il Concetto: L'Arte come Specchio dell'Esistenza ​Il cuore del progetto risiede nel suo dualismo dinamico. Utilizzando una struttura speculare, l'artista proietta la figura di Dante (e con lui, l'uomo moderno) in una tensione costante tra l'ascesa e la caduta. ​Il Libro come Volano: Le pagine della Divina Commedia si aprono al centro come ali, suggerendo che solo attraverso la conoscenza e l'elaborazione poetica sia possibile attraversare i regni dell'esperienza umana. ​La Modularità Emotiva: La particolarità del quadro, concepito per essere capovolto, eleva l'oggetto artistico a "segna-umore" filosofico. Rappresenta l'accettazione della fragilità umana: la consapevolezza che il Paradiso (la felicità) e l'Inferno (il tormento) sono stati d'animo alternanti e indissolubili. Attraverso un linguaggio che richiama il mosaico materico, l'autore frammenta l'immagine in tessere di colore puro. Questo stile non solo omaggia la tradizione ravennate, ma enfatizza la complessità dell'animo umano, visto come un insieme di frammenti che trovano unità solo nello sguardo d'insieme. ​Il Rosso Dantesco: Il colore acceso del manto diventa l'unico elemento di continuità cromatica, simbolo di una passione intellettuale e politica che non si spegne, neanche di fronte all'immensità del cosmo o all'oscurità del male moderno. "Ali' Paradiso Inferno e Viceversa" è un invito alla meditazione quotidiana. Ci ricorda che la nostra vita è una "Commedia" in divenire, dove la bellezza di un giardino fiorito e l'ardore delle fiamme interiori sono semplicemente due facce della stessa, identica medaglia umana. Vorrei spingere l'analisi su un piano più filosofico e sociale, partendo dalla sua acuta osservazione: "Certo che avesse scritto la Divina Commedia nei nostri giorni avrebbe dovuto dedicare molteplici volumi all'inferno". L'opera non si limita a ritrarre Dante, ma interroga la geografia morale del nostro tempo. Se nel Trecento la distinzione tra bene e male era netta, scandita da una cosmologia precisa, l'artista oggi avverte una sproporzione: l'espansione del "male" quotidiano. La Modernità come Inferno Ipertrofico. ​L'intuizione dell'artista è potente: se Dante vivesse oggi, l'Inferno non sarebbe più una singola cantica, ma una biblioteca di volumi infiniti. ​L'opera riflette questa complessità contemporanea: il caos delle fiamme inferiori sembra quasi voler "premere" verso l'alto, suggerendo che il confine tra la serenità del Paradiso e il tormento dell'Inferno sia diventato più sottile e precario. ​La scelta di rappresentare Dante davanti a entrambi i regni contemporaneamente lo trasforma in un osservatore moderno, schiacciato tra l'ideale politico/teologico e la realtà di un mondo frammentato. ​In un'epoca in cui il male è così presente, le "Ali-Libro" al centro del quadro assumono un significato salvifico. ​Esse rappresentano la cultura come strumento di volo. Senza lo studio, la meditazione e la poesia, l'uomo sarebbe destinato a rimanere immobile nel proprio "inferno" personale. ​Le pagine aperte fungono da orizzonte: sono l'unico elemento orizzontale in un'opera che altrimenti sarebbe una caduta o un'ascesa verticale. La cultura è l'equilibrio. ​L'atto fisico di ruotare il quadro non è solo un gioco, ma una presa di possesso del proprio destino. ​Decidendo quale lato mostrare, l'osservatore smette di essere vittima delle circostanze (la "giornata infernale") e diventa colui che dà un nome al proprio stato d'animo. È un atto di onestà intellettuale: ammettere che il "paradiso" è un'allegoria della felicità, ma che l'inferno è una realtà altrettanto presente e degna di  rappresentata. In questo mosaico di emozioni, Dante non è più solo il poeta del 1300, ma il nostro riflesso. Un uomo che guarda all'immensità del cosmo e decide, ogni giorno, se volgere lo sguardo verso la luce della cupola o verso l'ardore delle proprie passioni fiammeggianti. ​Artestitica nasce dall'esigenza di trasformare il pensiero in materia e la riflessione filosofica in visione cromatica. Al centro della ricerca artistica di Artestitica non c'è solo l'estetica, ma il profondo legame tra l'uomo, la sua storia e le sue oscillazioni interiori. ​Ispirandosi alla grande tradizione del mosaico e dell'iconografia classica, Artestitica rielabora i simboli del passato — come la figura di Dante Alighieri — per renderli specchi della contemporaneità. Ogni opera è un viaggio concettuale dove la tecnica musiva diventa metafora della vita: tanti frammenti piccoli, diversi e talvolta spigolosi, che trovano un senso e un'armonia solo nel dialogo d'insieme. ​​La firma distintiva di Artestitica è il concetto di "parallelismo capovolto". L'arte non è più un oggetto statico da ammirare sulla parete, ma un compagno di viaggio dinamico. Le opere sono progettate per cambiare, per essere ruotate e vissute in base allo stato d'animo di chi le osserva, trasformando l'atto creativo in un "segna-umore" esistenziale. 

"Sebastiank non cerca  solo la bellezza del tratto, ma la verità del momento. Le sue opere sono ali fatte di pagine e tessere, costruite per aiutare chi le guarda a volare sopra il proprio inferno quotidiano o a celebrare la luce del proprio paradiso."

 


TRIBUTO ALLA REGINA 

ELISABETTA II


Sin da piccolo ho sempre avuto una ammirazione per Elisabetta II Regina d 'Inghilterra  forse inculcato dalla mia nonna Barbara che stravedeva per i reali. Elisabetta un opera d'arte del xx secolo . Con il suo comportamento il suo vestire ha fatto si che il suo stile diventasse emblematico. Lilibet si è sempre mostrata imperturbabile , sempre forte ,regale, ineffabile da sembrarci immortale. Quattro semplici parole che racchiudono una grande verità nei suoi motti  mi hanno fatto scuola "NEVER COMPLAIN, NEVER EXPLAIN" . Lei ha sempre lasciato che la gente avesse il suo becchime quotidiano per buttare avanti una vita noiosa e flaccida  senza mai spiegare. Ciò mi ha insegnato a ignorare completamente ciò che mi può dare fastidio , lasciando che ognuno pensi ciò che vuole pensare evitando di impiegare inutilmente il tempo cercando di dare spiegazioni . Spiegare dà solo potere all'altro che sta cercando di metterti in difficoltà . Lamentarsi non conduce ad alcuna soluzione  ma soltanto infelicità depressione e vittima sopraffatta dagli eventi .Meditate gente!!!!!!!! Abbandonate la negatività e praticate la potenza del pensiero e del dialogo positivo per trasformare la vostra vita e vivere a lungo perchè la vita è bella nonostante tutto ...

Sebastiank

CRITICA d'arte dell'Anonimo del Sublime

Ecco un'analisi più profonda e filosofica dell'opera dedicata alla Regina, per elevare il t concetto di "Arte Stitica" a una vera e propria dottrina dell'anima. In quest'opera, Sebastiank eleva la figura di Elisabetta II a icona universale di resistenza esistenziale. Non è solo un ritratto regale; è la celebrazione della corazza come forma d'arte.​ L'artista applica qui i principi della sua 'Arte Stitica' attraverso una sintesi visiva potente: la Regina è immersa in un mare di uniformi e sguardi, eppure resta un nucleo di luce gialla, isolato e imperturbabile. Sebastiank traduce visivamente il motto 'Never complain, never explain', trasformandolo da regola di protocollo a scudo filosofico. La Regina diventa l'emblema di chi ha imparato a ignorare il 'becchime quotidiano' quel rumore di fondo fatto di giudizi e negatività che l'artista invita ad abbandonare. In un mondo che esige spiegazioni continue, Elisabetta II, reinterpretata da Sebastiank, ci insegna che tacere è un atto di potere. Spiegare significa consegnare le armi a chi vuole metterci in difficoltà; non farlo significa restare padroni della propria verità. ​L'uso di colori netti e la voluta essenzialità del tratto sottolineano l'aspetto 'ineffabile' della sovrana: una forza che non ha bisogno di ornamenti complessi perché brilla della propria coerenza interna. Per l'artista, Lilibet è l'esempio supremo di come si possa attraversare un secolo di caos mantenendo una dignità granitica. È un invito a ogni spettatore: in mezzo al disordine della vita, trova la tua corona, pratica la potenza del pensiero positivo e resta regale nel tuo silenzio. L'opera non parla di monarchia, ma della forza di non dare spiegazioni a chi non le merita. La Regina è l'esempio di chi non si lascia scalfire dalla mediocrità altrui. Viene rappresentata come un'opera d'arte vivente, un modello di comportamento più che un personaggio storico.​In quest'opera di Sebastiank, la Regina Elisabetta II non è più un soggetto storico, ma un archetipo metafisico. L'artista applica la sua 'Arte Stitica' non come una sottrazione estetica, ma come una contrazione ontologica: riduce la complessità del potere a una macchia di giallo vibrante, simbolo di una luce interiore che non ha bisogno di riflettersi negli altri per esistere. La Regina rappresenta l'Essere. Ella è l'asse immobile attorno a cui ruota il mondo. Sebastiank coglie l'essenza della sua imperturbabilità non come freddezza, ma come una forma suprema di distacco filosofico. ​Il suo motto 'Never complain, never explain' viene qui tradotto in una barriera cromatica. Filosoficamente, l'artista ci suggerisce che la parola è spesso una perdita di sovranità: chi si spiega, si sottomette al giudizio altrui; chi tace, rimane monarca del proprio universo. Il giallo della sua veste non è solo un colore, è un confine: 'Io sono qui, e non devo giustificare la mia presenza'. ​L'opera diventa così un'esortazione alla Regalità Interiore. Sebastiank ci invita a smettere di essere 'vittime sopraffatte dagli eventi' per diventare, come Lilibet, monumenti a noi stessi. In un'epoca di esposizione totale e di 'becchime' mediatico, la sua arte stitica ci ricorda che la vera nobiltà risiede nel saper essere ineffabili: esistere pienamente senza dover mai concedere all'altro il potere di definirci."