SPREMITURA N° 02

​Giornalista:

Buonasera e benvenuti a questo nuovo appuntamento con l'arte e la cultura. Siamo con un ospite d'eccezione, l'artista Sebastiank, qui con noi per raccontarci una delle opere più discusse e curiose del momento: La transumanza del playboy. Buonasera Sebastiank! 

 ​Sebastiank: Buonasera a voi e a tutti . È un piacere essere qui.​

Giornalista:

Sebastiank, partiamo subito dal titolo, che è già tutto un programma: La transumanza del playboy. Vediamo alle tue spalle l'opera che ritrae una folla brulicante di donne che circondano un uomo. Chi è il protagonista di questo dipinto e qual è la sua storia?  ​

Sebastiank:

Il protagonista è Martin Dubay, un personaggio noto nelle nostre zone. Martin era un gran collezionista di donne e di balle, un seduttore e conquistatore nato che viveva di espedienti sentimentali. Era scapolo e ostentava con orgoglio questa sua libertà... anche se, in fondo, era proprio quella libertà a renderlo schiavo della sua stessa passione. Per lui il "playboy" era un vero e proprio mestiere, anche se non si capiva bene quale fosse il suo impiego ufficiale: diceva sempre che non poteva cercare un lavoro perché la massa di donne che lo circondava non gli permetteva nemmeno di avvicinarcisi! 

 ​Giornalista: (Ride) 

Un'ottima scusa, non c'è che dire! E leggendo la descrizione che hai fatto dell'opera, emerge un ritratto pittoresco anche del suo stile di vita: macchine bellissime (per qualche mese, prima che gliele portassero via per mancato pagamento delle rate) e serate infinite passate al bar a raccontare le sue avventure. Quanto c'è di vero e quanto di inventato in questo personaggio? ​

Sebastiank: 

C'è che Martin era un playboy da bar, ed era naturale che raccontasse un sacco di balle. Però aveva uno stile unico: riusciva a raccontarle così bene da conquistare l'approvazione di tutti. Spesso finiva per auto-suggestionarsi a tal punto da rimanere invischiato nei suoi stessi racconti! Sapeva conferire a ogni nuovo amore un'aura poetica diversa, e a rivelarlo era la ricchezza di quei valori emotivi che caratterizzavano il suo frasario abituale.

  ​Giornalista: 

E noi tutti lo invidiavamo, immagino, mentre lui ci catechizzava dicendo: "Ragazzi, ci vuole solo molto coraggio, tante chiacchiere e poca vergogna"! 

 ​Sebastiank: 

Esattamente! Quella era la sua filosofia di vita. Ogni donna lo trasportava letteralmente in un mondo immaginario. È proprio da questa suggestione, da questo viavai continuo di figure femminili che sembrano quasi una mandria in cammino — da qui il termine "transumanza" — che ho deciso di dedicarle quest'opera. ​

Giornalista: 

Un'opera ironica, colorata, ma che racchiude una profonda analisi sociologica e umana della figura del sognatore di provincia. Sebastiank, partiamo dal protagonista dell'opera. Alle tue spalle vediamo una vera e propria marea di donne che avanzano. Martin inventava storie da bar e tu oggi ne hai fatto un dipinto. In un certo senso, non sei diventato anche tu un suo complice, trasformando le sue "balle" in una vera e propria mitologia immortale? 

 ​Sebastiank: (Sorride)

 Hai colto nel segno. L'arte fa esattamente questo: prende il mito da bar e lo eleva a leggenda. Martin non raccontava semplici bugie, sapeva conferire a ogni storia un'aura poetica e una ricchezza emotiva uniche. Io non ho fatto altro che mettere sulla tela quello che lui dipingeva con le parole ogni sera davanti a un bicchiere. 

  ​Giornalista:

Il titolo La transumanza del playboy è graffiante. Usare il termine "transumanza" — che evoca la migrazione stagionale del bestiame — per descrivere le conquiste amorose, è un'ironia provocatoria o una critica alla superficialità di certi rapporti? 

 ​Sebastiank: 

È un'ironia affettuosa, ma anche un'osservazione visiva. Per Martin, il flusso di donne era inarrestabile, quasi ciclico, come una stagione che lascia il posto a quella successiva. "Transumanza" rende l'idea di questo movimento collettivo e continuo di persone che lui trasportava nel suo mondo immaginario.

  ​Giornalista: 

Osservando il quadro, vediamo la folla di donne in alto . Ma il vero protagonista chi è: Martin, il suo ego gigantesco, o forse la solitudine che cercava di colmare con tutti questi racconti? ​

Sebastiank: 

È il paradosso dell'eterno seduttore. Martin si autosuggestionava a tal punto da rimanere incastrato nelle sue stesse storie. Più raccontava, più aveva bisogno del pubblico del bar per sentirsi vivo. La folla che lo circonda è grandiosa, ma al centro c'è un uomo che viveva solo per la reazione degli altri.  ​

Giornalista: 

Martin catechizzava i suoi amici dicendo: "Ragazzi, ci vuole solo molto coraggio, tante chiacchiere e poca vergogna". Secondo te, questo slogan rappresenta una spensieratezza perduta o la maschera di un uomo che non poteva permettersi di mostrare le proprie fragilità? ​

Sebastiank:

Entrambe le cose. Da un lato c'era la leggerezza di chi non si prendeva troppo sul serio e sapeva godersi il momento. Dall'altro, la "poca vergogna" era il suo scudo: ammettere che le macchine bellissime gli venivano sequestrate perché non pagava le rate, o che non aveva un lavoro reale, avrebbe distrutto la magia.

 ​Giornalista: 

Sebastiank, analizziamo i dettagli visivi del quadro. Mentre il corteo di donne indossa abiti sgargianti e colorati — rossi, blu, gialli —, il protagonista al centro porta un impermeabile marrone, occhiali da sole scuri e un bastone tra le mani, quasi fosse un direttore d'orchestra non vedente. Qual è il significato di questo contrasto? 

 ​Sebastiank: 

Quella scelta cromatica e di abbigliamento è voluta. I colori vivaci delle donne rappresentano la vitalità, l'energia e il movimento caotico che lo circondavano. L'impermeabile e gli occhiali scuri di Martin sono invece la sua corazza, la maschera da duro dietro cui si nascondeva per recitare la parte del playboy misterioso, quasi a fingere di non essere travolto da quella valanga di figure femminili.

 ​Giornalista: 

A proposito della folla, se si osserva bene la composizione, quasi tutte le donne sembrano procedere con un passo cadenzato e uniforme verso chi guarda. Sono donne reali incontrate davvero o la proiezione mentale di Martin?

 ​Sebastiank: 

Sono decisamente il frutto del suo mondo immaginario. Martin viveva di espedienti e di fantasie sentimentali, e ogni donna che entrava nella sua vita veniva trasfigurata dal suo modo di raccontare. Nel quadro non vedi ritratti singoli realistici, ma la massa idealizzata e ossessiva delle sue conquiste, vere o presunte che fossero. ​

Giornalista: 

 Gli amici al bar gli credevano o si stavano semplicemente godendo la commedia? ​

Sebastiank: 

Sapevano benissimo che Martin raccontava un sacco di balle. Eppure, c'era un patto tacito tra di loro: le sue storie con stile e la ricchezza emotiva del suo frasario rendevano le serate al bar molto più divertenti. Gli credevano perché tutti avevano bisogno di evadere dalla noia quotidiana attraverso le sue avventure.  ​

Giornalista:

Osservando attentamente al centro della folla, si nota una figura femminile in abito a strisce blu e rosse che sembra quasi priva di testa o incompiuta. È un dettaglio voluto, un errore o una metafora? ​

Sebastiank: 

È una metafora voluta delle relazioni di Martin. Per lui i legami non avevano mai un volto definito o un finale stabile; erano figure sfuggenti, abbozzate, che apparivano per qualche mese — proprio come le sue auto di lusso prima che gliele pignorassero — per poi svanire nel nulla. ​

Giornalista: 

Un'ultima curiosità: Visto che le vicende di paese diventano così un caso mediatico, stai forse dicendo che la vita di provincia sa essere spettacolare quanto la televisione?

  ​Sebastiank: 

Esattamente. La vita di Martin Dubay era già di per sé un programma televisivo in prima serata. Io non ho fatto altro che metterla in onda, trasformando la sua storia di provincia nel palcoscenico che lui ha sempre sognato di calcare.

 ​Giornalista: 

In conclusione: chi osserva La transumanza del playboy oggi, secondo te, prova invidia per la sfrenata libertà di Martin o compassione per la sua schiavitù verso quest'immagine da icona da bar?  ​

Sebastiank:

Credo che ognuno vi legga uno specchio di se stesso. C'è chi invidia quell'audacia senza freni e chi invece capisce quanto sia faticoso doversi inventare una favola nuova ogni sera per non affrontare la realtà.  ​

Giornalista: 

Un'opera davvero ricca di sfumature umane e sociali. Grazie mille a Sebastiank per essere stato con noi  e per averci raccontato la genesi di questo straordinario quadro!  ​

Sebastiank: 

Grazie a te e a tutti