Intervista 5

Critico: 

Sebastiank ti lascio uno spazio pensato per approfondire la genesi, la tecnica a mosaico e la filosofia che ha guidato la creazione dell'opera.

Sebastiank:   

«Non ho mai avuto un gran rapporto con la mia famiglia. Ci sono momenti in cui ti fermi, guardi indietro e ti chiedi: "In cosa sono stato utile io? Qual è il mio posto qui dentro?"E la prima risposta che ti sale alla gola, quella più amara, è sempre la stessa: "Sono servito solo per la foto di gruppo." Un riempitivo. Uno di quelli che dicono "mettiti lì, spostati un po' più a sinistra, sorridi", e poi finisce tutto. Un numero. Una presenza puramente fisica, intercambiabile, come un ingranaggio che non sposta gli equilibri.​Ma poi, se ti fermi a guardare meglio... capisci che non è così.​Io non sono solo un pezzo di carta stampata o un pixel dimenticato in una galleria virtuale. Sono parte integrante di quel mosaico. Ogni tessera è piccola, apparentemente insignificante se presa da sola, ma prova a toglierne una: si apre un vuoto. Resta una voragine che nessun altro può colmare. ​Il nostro valore non sta nelle grandi imprese, nei trionfi strepitosi o nelle cose straordinarie che fanno rumore. Il valore sta nell'amore, nella nostra presenza silenziosa, nei sorrisi scambiati nei giorni di sole e nelle lacrime asciugate nei momenti bui. Senza di me, senza di te, quella foto sarebbe incompleta. L'esistenza stessa è già un'opera d'arte: non serve correre dietro alla velocità del mondo o alla perfezione virtuale. ​Perciò, non sminuire mai il peso specifico di un tuo singolo sorriso nell'architettura di una vita condivisa. Non siamo mai solo comparse. Siamo il dettaglio che rende intera l'immagine.»  ​«Avete presente le foto di famiglia? Quelle riposte nei vecchi album o lasciate sullo schermo di uno smartphone, perse tra centinaia di altri scatti veloci. ​Per anni, quando guardavo la mia, sentivo una morsa allo stomaco. Non ho mai avuto un gran rapporto con la mia famiglia. Ci sono stati giorni in cui mi fermavo a riflettere sul mio ruolo, chiedendomi: "Ma io, in cosa sono stato davvero utile?" E l'unica risposta che riuscivo a darmi, amara e silenziosa, era: "Beh, sono servito per la foto di gruppo." ​Un puro riempitivo spaziale. Un corpo messo lì solo per fare numero, per fare simmetria, per chiudere l'inquadratura. Un'ombra sacrificabile. ​Poi, però, qualcosa è cambiato. Ho capito che mi stavo guardando nel modo sbagliato.​Non siamo ingranaggi di una macchina che deve per forza produrre grandi cose. Il nostro valore non si misura dai successi eclatanti, dagli atti eroici o dai traguardi che fanno applaudire gli altri. La vita non è una gara di utilità. ​Siamo come le tessere di un mosaico. Guarda ogni singola pietra: da sola sembra piccola, imperfetta, quasi insignificante. Ma prova a staccarla. Prova a toglierne anche solo una. Che cosa resta? Resta un buco. Un vuoto che nessun'altra pietra, per quanto bella o brillante, potrà mai riempire. ​Il valore di quello che siamo sta nella nostra presenza. Sta nei dettagli invisibili: l'amore che abbiamo dato senza fare rumore, i sorrisi rubati al momento giusto, persino le lacrime che abbiamo versato insieme. Senza di me — senza di te — quell'immagine complessiva sarebbe irrimediabilmente incompleta. Perciò, non sminuire mai il peso specifico di un tuo singolo sorriso nell'architettura di una vita condivisa. Non siamo mai solo comparse. Siamo il dettaglio che rende intera l'immagine.» ​

​Intervistatore: 

SebastianK, benvenuto. La tua opera "Foto di Gruppo" colpisce al primo sguardo per il forte impatto visivo e per il tema profondo dell'identità collettiva. Qual è la scintilla o il ricordo da cui è nata l'idea di questo quadro?

  ​SebastianK:

 Grazie. L'idea è nata da un sentimento di profonda smarrimento e alienazione che ho vissuto nei confronti della mia famiglia. Per molto tempo mi sono chiesto a cosa servissi davvero, quale fosse il mio contributo all'interno di quel nucleo. L'unica risposta amara che riuscivo a darmi era: "Sono servito solo per la foto di gruppo". Mi sentivo un semplice riempitivo, una presenza puramente fisica e facilmente sostituibile. Poi, però, l'arte mi ha aiutato a ribaltare questa prospettiva: ho capito che senza di me — e senza ciascuno di noi — quell'immagine non sarebbe mai stata completa.

​Intervistatore:

L'opera fa uso della tecnica del mosaico, componendo volti e sguardi attraverso tante piccole tessere colorate. Che valore simbolico attribuisci a questa scelta tecnica? 

 ​SebastianK:

Il mosaico è una metafora perfetta della vita e dei legami umani. Se prendi una singola tessera, sembra piccola, fragile e persino insignificante. Ma quando la poni accanto alle altre, diventa indispensabile per l'immagine complessiva. Se stacchi una tessera, lasci un vuoto che nulla può colmare. Ogni persona, con la propria storia e la propria diversità, è una tessera unica di una storia condivisa. 

 ​Intervistatore:

Nella critica d'arte dell'opera si parla della tua filosofia come di un "attacco all'idea che dobbiamo sempre essere utili per avere valore". Come si inserisce questo concetto nella società odierna?  ​

SebastianK: 

Viviamo in un mondo ossessionato dall'efficienza, dalla produttività e dai successi visibili. Tendiamo a credere che per valere dobbiamo compiere "grandi cose". Invece, la mia opera vuole ricordare che esistere è già un'opera d'arte. Il nostro valore non sta nei risultati eclatanti, ma nella nostra densità emotiva: nell'amore donato, nei sorrisi scambiati, nelle lacrime condivise e nella nostra semplice presenza. 

  ​Intervistatore: 

Oggi le "foto di gruppo" vengono scattate in un secondo con uno smartphone e spesso dimenticate in una galleria digitale. Perché hai scelto di trasformare questo scatto in un'opera così solida e materica? 

 ​SebastianK: 

Volevo sottrarre il momento alla frenesia del digitale e restituirgli il giusto "peso". Creare un mosaico richiede pazienza, tempo e una cura maniacale per la materia. È una scelta lenta, quasi contraria ai ritmi attuali, pensata per trattenere l'immagine e renderla impossibile da ignorare. Volevo che chiunque guardasse il quadro potesse fermarsi e capire che non siamo mai comparse: siamo il dettaglio che rende intera l'immagine.  ​

Intervistatore: 

Grazie SebastianK per questa lezione di consapevolezza e umanità.

  ​SebastianK: 

Grazie a voi. Spero che chiunque si sia sentito "invisibile" possa guardare quest'opera e ritrovare il proprio posto nel mondo. ​